Il nuovo corso di Washington: il Pentagono rilancia la deterrenza e spinge l'Europa verso una maggiore autonomia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti, noto globalmente come Pentagono, ha reso pubblico un documento strategico che delinea una netta discontinuità con le politiche del passato recente. Intitolato "Ripristinare la pace attraverso la forza, per una nuova era americana dell'oro", il testo, che funge da corollario alla Strategia di Sicurezza Nazionale diffusa a dicembre, ribalta diverse premesse considerate finora cardinali. Abbandonati quelli che definisce "i castelli in aria" delle amministrazioni precedenti, l’establishment militare americano punta ora su un approccio più marcatamente nazionale e realista, il cui primo e indiscutibile comandamento è la protezione assoluta del territorio continentale e dell'emisfero occidentale. Una scelta, questa, che di per sé riorganizza l'intera gerarchia delle minacce percepire.

Una gerarchia delle priorità rivoluzionata

La conseguenza immediata di questo riposizionamento della "Patria" al vertice delle preoccupazioni è una rilettura dei ruoli degli attori globali. La Cina, pur mantenendo lo status di principale competitore sistemico, viene di fatto retrocessa al secondo posto nelle priorità operative immediate, in un quadro dove gli impegni esteri su larga scala vengono ridimensionati. Il documento, frutto di mesi di elaborazione, descrive sia Pechino che Mosca come minacce certamente serie, ma fondamentalmente "gestibili". La parola d'ordine diventa dunque la deterrenza, da attuarsi attraverso una forza credibile e pronta, piuttosto che la ricerca dello scontro diretto o di costose operazioni di nation-building. Una visione che, se da un lato sembra voler ridurre il rischio di conflitti aperti, dall'altro delega esplicitamente agli alleati storici una fetta maggiore di responsabilità.

Il carico maggiore sulle spalle degli europei

È proprio in questo passaggio che risiede uno degli snodi più delicati dell'intera nuova dottrina. Il Pentagono, infatti, indica senza ambiguità che la gestione della minaccia rappresentata dalla Russia, in particolare, deve divenire un compito primario per le capitali europee. L'invito, o meglio l'esortazione, è a fare di più e in autonomia, pur restando ancorati al quadro di sicurezza transatlantico guidato da Washington. Una sorta di autonomia vigilata, che sposta il baricentro degli obblighi difensivi verso est dell'oceano. Gli Stati Uniti, d'altro canto, non intendono ritirarsi in un isolazionismo puro: il piano sottolinea infatti la volontà di potenziare in modo significativo la propria industria bellica nazionale, concepita come l'"arsenale" da cui i paesi amici, se necessario, potranno attingere.

La forza come strumento per una diplomazia "visionaria e realistica"

Il documento, presentato come la forza militare al servizio della "diplomazia visionaria e realistica" del presidente Trump, delinea quindi una fase nuova. Una fase in cui la potenza americana viene concentrata e calibrata con maggior pragmatismo, privilegiando gli interessi immediati del suo spazio vitale e demandando agli alleati una quota parte del fardello della sicurezza regionale. Il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti garantiscono la loro superiorità tecnologica e industriale, ma si aspettano che i partner, soprattutto quelli europei, si organizzino per essere i primi a rispondere alle pressioni nelle loro immediate vicinanze. Un cambiamento di postura che, mentre scuote le certezze consolidate dell'ultimo mezzo secolo, mira esplicitamente a scoraggiare avversari come la Cina attraverso una dimostrazione di forza più focalizzata e meno dispersiva.

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