Il discorso di Macron e l’aumento delle testate nucleari francesi, l’Italia resta fuori dall’ombrello

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel corso di un discorso solenne, pronunciato dalla base militare di Ile Longue in Bretagna – luogo simbolico per la memoria strategica franceseEmmanuel Macron ha scelto di ridefinire i contorni della dottrina di dissuasione nazionale, annunciando un incremento del numero di testate atomiche a disposizione di Parigi. Una decisione, questa, che segna una discontinuità rispetto alla politica di riduzione degli arsenali portata avanti negli ultimi decenni e che si inserisce in un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti, dalla guerra in Ucraina al conflitto in Medio Oriente. Il presidente francese, unico capo di Stato dell'Unione Europea a disporre di armi nucleari, ha motivato la scelta con la necessità di adeguare la capacità di deterrenza a quella che ha definito una "combinazione di minacce", in un'era che, per sua stessa ammissione, sarà caratterizzata da un rinnovato protagonismo dell'atomica. Senza fornire cifre precise – ha anzi precisato che d'ora in poi la Francia non comunicherà più la consistenza esatta del proprio arsenale, che attualmente si aggira intorno alle trecento testate – Macron ha ordinato un potenziamento quantitativo, accanto a un deciso salto di qualità tecnologico che prevede lo sviluppo di un missile ipersonico e manovrante e l'entrata in servizio, prevista per il 2036, di un nuovo sottomarino lanciamissili di terza generazione battezzato L'Invincible.

La nuova dottrina della "dissuasione avanzata" e i partner europei

L'elemento di maggiore novità, tuttavia, non risiede solo nell'aumento delle testate ma nell'architettura strategica che il presidente ha voluto delineare, battezzata con l'espressione "dissuasione nucleare avanzata". Si tratta di un'evoluzione della tradizionale dottrina gollista, che estende di fatto la protezione dell'ombrello francese ad altri paesi del continente, pur nel solco di una sovranità nazionale che Parigi non intende condividere: la decisione ultima sull'impiego dell'arma resterà infatti di esclusiva competenza del presidente francese, senza alcuna forma di cogestione o di voto incrociato. Macron ha annunciato che otto paesi – Germania, Polonia, Olanda, Belgio, Grecia, Svezia, Danimarca e il Regno Unito, quest'ultimo già potenza nucleare indipendente – hanno risposto positivamente all'invito a partecipare a questo nuovo schema di cooperazione. La dissuasione avanzata si tradurrà in esercitazioni congiunte, nella possibilità per i cacciabombardieri francesi di dislocarsi su basi aeree dei partner europei e nello sviluppo comune di capacità convenzionali di supporto, come i sistemi di allerta spaziale e la difesa aerea integrata, in quella che è stata definita una logica di "spalla strategica" che vede Berlino, con cui è stato istituito un gruppo di pilotaggio ad alto livello, ricoprire un ruolo centrale.

La posizione dell'Italia e il no all'offerta francese

In questo quadro di riarmo e di ridefinizione delle alleanze strategiche, l'Italia ha scelto una strada differente. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha opposto un netto rifiuto all'offerta formulata da Macron di posizionare il nostro paese sotto l'ombrello nucleare francese. Una presa di distanza che arriva mentre altre nazioni europee, anche quelle tradizionalmente legate alla NATO, mostrano invece apertura verso l'iniziativa transalpina. Alla base della scelta italiana vi sarebbero molteplici ragioni, non ultima la volontà di non creare attriti all'interno dell'Alleanza Atlantica in un momento in cui gli Stati Uniti di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, mostrano segnali di disimpegno rispetto alle garanzie di sicurezza offerte al continente nei decenni passati. La posizione di Roma, dunque, appare cauta e in linea con una tradizione di politica estera che ha sempre privilegiato il legame transatlantico, pur in presenza di un'iniziativa francese che mira a colmare quel vuoto di credibilità che molti osservatori iniziano a intravedere nella capacità di deterrenza estesa della NATO.

Un arsenale in crescita in un mondo multipolare

L'annuncio di Macron giunge al termine di un periodo in cui la Francia aveva ridotto il proprio arsenale, passato dalle circa cinquecentoquaranta testate dei primi anni Novanta alle attuali trecento. L'inversione di rotta, certificata dall'ordine di aumentare la dotazione, si accompagna a una riflessione più ampia sulla natura stessa della dissuasione in un contesto di proliferazione orizzontale e verticale. La conclusione del presidente, secondo cui il prossimo mezzo secolo sarà "un'era di armi nucleari", fotografa una realtà in cui i trattati di controllo degli armamenti mostrano segni di cedimento e nuove potenze atomiche si affacciano sulla scena. Il riferimento implicito è alla Cina, alla Russia e a paesi come l'Iran, con cui proprio in queste ore gli Stati Uniti e Israele sono nuovamente in conflitto. La Francia, pur ribadendo il suo impegno di principio per la non proliferazione, si prepara dunque a giocare un ruolo da protagonista in questo nuovo scenario, investendo risorse ingenti nella modernizzazione dei suoi vettori e, ora, anche nell'incremento del numero delle testate, una scelta che riporta l'Europa al centro del dibattito strategico globale.

Description: Emmanuel Macron annuncia l'aumento dell'arsenale nucleare francese e una nuova dottrina di "dissuasione avanzata" per l'Europa. L'Italia dice no all'ombrello atomico di Parigi.

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