«Più testate nucleari», l’ombrello di Macron si apre sull’Europa
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Redazione Esteri
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Il presidente francese Emmanuel Macron, in un discorso solenne tenuto presso la base navale di Île Longue in Bretagna – roccaforte dei sottomarini nucleari francesi – ha di fatto riscritto la dottrina strategica di Parigi per i prossimi decenni, annunciando un aumento del numero di testate atomiche a disposizione del paese. Di fronte a quello che lui stesso ha definito un contesto geopolitico in frantumi, con le guerre in Ucraina e in Medio Oriente ormai prossime ai confini europei, il capo dell’Eliseo ha lanciato un messaggio volutamente crudo: per essere liberi bisogna essere temuti, e per essere temuti bisogna essere potenti. L’annuncio, lungi dall’essere una semplice dichiarazione di principio, segna una svolta operativa concreta: la Francia, unica potenza nucleare dell’Unione Europea, rompe con decenni di riduzioni unilaterali e si prepara a potenziare il proprio arsenale, pur senza specificare l’entità dell’incremento. Una scelta, quella del segreto sulle nuove cifre, motivata dalla necessità di non offrire al nemico informazioni sensibili, in un’epoca che il presidente ha definito come «il mezzo secolo delle armi nucleari».
La dottrina della “deterrenza avanzata” e il nuovo ombrello europeo
Al cuore della nuova strategia, che Macron ha ribattezzato “dissuasione nucleare avanzata”, non c’è solo il rafforzamento dell’arsenale nazionale – che secondo le stime più recenti si attesta attorno alle 290 testate, trasportate da sottomarini e cacciabombardieri – ma anche un deciso allargamento del suo perimetro di protezione. Il presidente ha infatti annunciato che otto paesi europei, tra cui Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca, oltre al Regno Unito (che pure dispone di un proprio arsenale indipendente), hanno già aderito a un progetto di cooperazione senza precedenti. Questi alleati potranno partecipare alle esercitazioni delle forze strategiche francesi e, in circostanze definite, ospitare sul proprio territorio velivoli dell’armée de l’air dotati di armamento nucleare. Una forma di “ombrello” esteso al continente, che mira a colmare quel vuoto di credibilità lasciato, nelle parole dello stesso Macron, dal «riassetto delle priorità americane» sotto la presidenza di Donald Trump. Resta però un punto fermo, ribadito con forza dal presidente: la decisione ultima sull’impiego dell’arma atomica rimarrà una prerogativa esclusiva del presidente della Repubblica francese, in base alla Costituzione, e non sarà oggetto di alcuna condivisione con i partner.
L’asse con Berlino e i nuovi sottomarini
Parallelamente all’allargamento della cooperazione, Parigi e Berlino hanno formalizzato un’intesa bilaterale di portata storica. In una dichiarazione congiunta diffusa dall’Eliseo, Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno annunciato l’istituzione di un gruppo di pilotaggio nucleare di alto livello. Questo comitato avrà il compito di coordinare il dialogo dottrinale e di sviluppare capacità convenzionali complementari – come la difesa aerea e i missili a lungo raggio – che possano agire in sinergia con il deterrente atomico francese. La Germania, pur ribadendo la sua storica rinuncia a un proprio arsenale, parteciperà quindi attivamente alle esercitazioni nucleari francesi e allo sviluppo di progetti comuni come l’ELS A (European Long-Range Strike Approach), un programma che include anche l’Italia. Sul piano puramente materiale, Macron ha inoltre svelato il nome del futuro sottomarino nucleare lanciamissili che entrerà in servizio nel 2036: si chiamerà “L’Invincible”, andando ad affiancare e sostituire gradualmente gli attuali quattro battelli della classe Le Triomphant, pilastri della forza oceanica strategica. Una scelta lessicale, quella dell’invincibilità, che vuole suonare come un monito inequivocabile in un’era che la Francia percepisce come un nuovo medioevo missilistico.
I rischi di proliferazione e l’equilibrio con la Nato
L’iniziativa francese, sebbene presentata come una risposta difensiva alle crisi in corso – dall’attacco statunitense e israeliano all’Iran alle ambizioni russe e cinesi – non manca di sollevare interrogativi complessi nel delicato equilibrio dei trattati internazionali. Macron ha tenuto a precisare che l’aumento dell’arsenale non costituisce una rinuncia al principio di non proliferazione, né tantomeno l’avvio di una nuova corsa agli armamenti sul modello della Guerra Fredda, ma piuttosto un adeguamento necessario alla dottrina di dissuasione. Le reazioni dei partner, come quella del primo ministro polacco Donald Tusk che ha parlato di necessità di armarsi per dissuadere eventuali aggressori, testimoniano un clima di crescente tensione in cui il tabù nucleare sembra progressivamente indebolirsi. La stessa Nato, pur rimanendo il perno della difesa collettiva, vede ora emergere un pilastro europeo più strutturato e autonomo, destinato a convivere – e non a sostituire – l’ombrello statunitense. Con la decisione di Parigi, l’Europa della difesa compie un balzo in avanti carico di implicazioni, cercando di trasformare la propria vulnerabilità in forza, ma accettando al contempo di vivere in un presente in cui la parola “deterrenza” torna ad avere il suono sinistro di un conto alla rovescia.




