Macron e Putin, due ore di insulti cortesi ma nessuna svolta sull’Ucraina
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Redazione Esteri
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Quella tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin è stata una conversazione che, pur nella sua formalità diplomatica, ha lasciato poco spazio alle ambiguità. Per quasi due ore, i due leader si sono scambiati accuse velate ma precise, definendosi a vicenda – senza mai nominarsi direttamente – come "imperialista" e "reincarnazione di Napoleone". Un dialogo che, nonostante le apparenze, non ha prodotto alcun risultato concreto, se non la constatazione che il tentativo di riavvicinamento è fallito.
Il Cremlino, pur esprimendo soddisfazione per aver rotto un silenzio durato tre anni e mezzo, non ha evitato toni duri. Putin ha accusato Macron di voler "tornare ai tempi di Napoleone o di Hitler", sostenendo che il presidente francese avrebbe affermato la necessità di "fare la guerra alla Russia perché rappresenta una minaccia per l’Europa". D’altra parte, Macron ha ribadito l’"inesauribile sostegno" alla Kiev, chiedendo un cessate il fuoco immediato, richiesta respinta da Mosca con l’argomento che senza un accordo più ampio sulla sicurezza, basato sulla "realtà sul terreno", qualsiasi tregua sarebbe inutile.
La telefonata, più che aprire nuove strade, sembra aver definitivamente chiuso alcune vecchie porte. Macron, cercando di riaffermare un ruolo autonomo per la Francia nello scacchiere internazionale, si è scontrato con una realtà in cui l’Occidente – soprattutto dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca – non è più un blocco monolitico. Già nel 2023, con l’emissione del mandato d’arresto della Corte penale internazionale contro Putin per crimini di guerra legati alla deportazione di bambini ucraini, le relazioni con Mosca avevano raggiunto un punto di non ritorno. Eppure, mentre Trump ha più volte bypassato le istituzioni multilaterali per trattare direttamente con il Cremlino, l’Europa – come sottolinea l’analista Pier Francesco Zazo – "senza sanzioni durissime dagli Usa, può fare ben poco".




