La Francia aumenta le testate nucleari e apre la deterrenza ai partner europei
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Redazione Esteri
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Nel corso di un discorso tenuto alla base militare di L'Île Longue, cuore operativo della componente sottomarina della forza di dissuasione francese, Emmanuel Macron ha annunciato un deciso cambio di passo nella dottrina strategica di Parigi, un cambio di passo che comporta un incremento quantitativo dell'arsenale atomico. Il presidente, richiamandosi a una filosofia politica antica quanto la modernità, ha scolpito il concetto in una frase destinata a fare discutere: "Per essere liberi, bisogna essere temuti, e per essere temuti, bisogna essere potenti". L'aumento del numero di testate, il cui dato preciso non verrà più comunicato ufficialmente per evitare speculazioni e alimentare quel alone di incertezza che è parte integrante della deterrenza, rappresenta una rottura rispetto alla politica di trasparenza seguita finora. Questo potenziamento, ha spiegato il capo dell'Eliseo, si inserisce in un concetto più ampio ribattezzato "deterrenza avanzata", un concetto che prevede il coinvolgimento degli alleati europei in esercitazioni e nella pianificazione strategica, senza tuttavia mettere in discussione il principio sacrosanto della sovranità nazionale sulla decisione finale dell'uso dell'arma.
La Germania nel mirino della difesa europea
Il primo banco di prova di questa nuova architettura è il rapporto con Berlino, e la notizia, nelle stesse ore, di un'intesa senza precedenti sigla un'asse destinato a ridefinire gli equilibri di sicurezza del continente. Francia e Germania, richiamandosi allo spirito di cooperazione sancito dal trattato di Aquisgrana, hanno infatti dato vita a un gruppo di coordinamento nucleare ad alto livello, un organismo bilaterale che avrà il compito di armonizzare dottrine, strategie e capacità. L'intesa prevede che a partire da quest'anno reparti convenzionali della Bundeswehr possano prendere parte alle esercitazioni delle forze aeree strategiche francesi, quelle che sarebbero chiamate a sganciare le testate atomiche in uno scenario di conflitto, e che si proceda a visite congiunte ai siti nevralgici della dissuasione. Questo salto di qualità nella cooperazione, una cooperazione che include anche il Regno Unito per quanto riguarda lo sviluppo di missili a lunghissimo gittata, è stato presentato dai due governi non come un'alternativa, ma come un complemento agli impegni assunti in seno alla Nato, un modo per colmare quel vuoto di credibilità che potrebbe derivare da un ridimensionamento dell'impegno statunitense nella regione.
Lo scoppio della guerra in Iran come moltiplicatore delle tensioni
La mossa di Parigi e la pronta adesione di Berlino non nascono certo nel vuoto, ma affondano le radici in una crisi di proporzioni epocali che sta incendiando il Vicino Oriente e che proietta la sua ombra minacciosa fin dentro i confini europei. L'offensiva militare congiunta lanciata da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, un'offensiva che ha preso di mira obiettivi sensibili tra cui la residenza presidenziale a Teheran, ha innescato una rappresaglia da parte iraniana con missili lanciati verso basi statunitensi nel Golfo e verso lo stesso territorio israeliano, facendo temere una conflagrazione generalizzata dagli esiti imprevedibili. È in questo contesto di guerra aperta, e mentre le cancellerie europee cercano una mediazione che appare sempre più complicata, che Macron ha calato la sua scelta, presentandola come una risposta necessaria a un mondo che torna a essere "pericoloso e instabile". La deterrenza francese, un tempo pensata esclusivamente per la salvaguardia degli interessi vitali della nazione, viene oggi riorientata per diventare uno scudo dal respiro continentale, uno scudo capace di proteggere quei paesi, e sono molti, che dell'ombrello nucleare americano cominciano a dubitare.
L'allargamento a Est e i nuovi scenari operativi
L'iniziativa francese, lungi dal rimanere circoscritta all'asse con Berlino, ha già trovato il favore di un gruppo nutrito di nazioni europee, tutte posizionate sul fianco orientale dell'Alleanza Atlantica o in aree geograficamente sensibili. Oltre a Regno Unito e Germania, hanno infatti aderito alla nuova architettura di "deterrenza avanzata" anche Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca, otto paesi pronti a integrare le proprie difese con quelle francesi. Il premier polacco Donald Tusk ha motivato l'adesione con una logica spietata e lineare: "Ci stiamo armando insieme ai nostri amici affinché i nostri nemici non osino mai attaccarci". Sul piano pratico, questa cooperazione potrebbe tradursi, in prospettiva, nella possibilità per questi alleati di ospitare basi aeree da cui potrebbero operare i cacciabombardieri Rafale con compiti nucleari, o quantomeno di partecipare attivamente allo sviluppo delle capacità ausiliarie, quelle legate ai sistemi di allarme spaziale e alla difesa aerea e antimissile, fondamentali per abbattere droni e missili prima che raggiungano i loro obiettivi. Un programma, quello del missile strategico ipersonico, è stato annunciato per i prossimi anni, mentre il nuovo sottomarina lanciamissili battezzato "Invincibile" entrerà in servizio nel 2036, a testimoniare la volontà di proiettare questa nuova deterrenza ben oltre l'emergenza del momento.




