Fabi: nuova truffa dello scontrino al bancomat, segnalazioni dalla Puglia alla Sicilia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un gesto meccanico, quasi distratto, compiuto da milioni di italiani ogni giorno potrebbe trasformarsi in una trappola perfetta per i propri risparmi. Si chiama “truffa dello scontrino bancomat” l’ultima frontiera delle frodi finanziarie segnalata dalla Federazione Autonoma Bancari Italiani, un raggiro che, dopo essere stato documentato in Puglia, avrebbe ora varcato lo Stretto per approdare in Sicilia. Secondo quanto denunciato da Gabriele Urzì, dirigente nazionale della Fabi ed esperto di sicurezza bancaria, il meccanismo non necessita di sofisticate apparecchiature informatiche o di hacker in grado di violare sistemi protetti; la sua efficacia, al contrario, si fonda sulla superficialità umana e su un dettaglio tanto banale quanto prezioso per i malintenzionati: le informazioni stampate sulle ricevute dei prelievi. Lasciare incustodito quel foglietto termico, magari dimenticato nella fessura dello sportello o gettato nell’apposito cestino, equivarrebbe a offrire su un piatto d’argento una serie di dati sensibili, e chi opera nel settore della sicurezza, come lo stesso Urzì che da anni monitora l’evolversi di questi fenomeni, non può fare a meno di lanciare un allarme preciso e circostanziato.

Il bottino di carta: cosa finisce in mani sbagliate

Osservando uno scontrino appena emesso da un bancomat, pochi si soffermano a riflettere sul valore potenziale di quelle stringhe alfanumeriche. Eppure, come spiegano gli investigatori che si sono imbattuti in questa nuova tipologia di frode, su quel rettangolo di carta compaiono dati di cruciale importanza: non solo l’importo appena prelevato, ma spesso anche il saldo residuo del conto, le ultime cifre della carta utilizzata e persino il codice identificativo del terminale. Sono informazioni che, se incrociate con altre tecniche di ricerca o con banche dati illegali, permettono ai criminali di risalire con sorprendente facilità all’identità del titolare e, cosa ancor più grave, di costruire un profilo dettagliato della sua situazione finanziaria. Una volta entrati in possesso di questo bottino cartaceo, i truffatori possono mettere in atto la seconda fase del piano, quella più subdola e pericolosa, che si basa sull’ingegneria sociale piuttosto che su competenze tecniche. E mentre in Puglia il fenomeno ha già mostrato la sua pericolosità, le segnalazioni raccolte nel palermitano, nel catanese e nel siracusano suggeriscono una capillarità preoccupante, un’estensione della rete che potrebbe coinvolgere un numero sempre maggiore di correntisti ignari.

La telefonata fatidica e l’uso spregiudicato dei dati

Il momento culminante della truffa arriva quando la vittima, ormai spiata attraverso i dati dello scontrino, riceve una telefonata apparentemente rassicurante. Un sedicente operatore bancario, magari con un tono formale e usando proprio quelle informazioni parziali per guadagnare credibilità, segnala un presunto tentativo di accesso anomalo al conto o una generica necessità di aggiornare i protocolli di sicurezza. È in quel frangente che la conoscenza del saldo residuo o delle ultime cifre della carta diventa un’arma micidiale: l’utente, sentendosi al telefono con un rappresentante del proprio istituto di credito e vedendo citati dati che ritiene riservati, abbassa la guardia e finisce per comunicare volontariamente codici di accesso, password o altri elementi sensibili che completeranno il quadro informativo in possesso dei malviventi. Una volta ottenuto anche quel tassello, l’accesso al conto corrente diventa purtroppo una diretta conseguenza, e i risparmi accumulati in una vita possono dissolversi nel giro di poche ore, come purtroppo già documentato dalle cronache locali in diverse regioni del Mezzogiorno.

I consigli per blindare il conto e non cadere nella rete

Di fronte a questa escalation, gli esperti della Fabi e le stesse forze dell’ordine ribadiscono l’importanza di adottare piccole ma fondamentali contromisure, che iniziano tutte dalla gestione del momento immediatamente successivo al prelievo. Non abbandonare mai lo scontrino, né nello sportello né nei cestini circostanti, è la prima regola d’oro; meglio riporlo in tasca e distruggerlo una volta a casa, magari con un taglierino o semplicemente stracciandolo in più parti, per evitare che finisca nei cassonetti della spazzatura da dove qualcuno potrebbe comunque recuperarlo. Altrettanto cruciale è diffidare di qualsiasi chiamata o messaggio in cui si richiedano dati personali o bancari, ricordando che nessun istituto di credito autentico li chiederebbe mai per telefono. Attivare le notifiche istantanee per ogni movimento sul conto, tramite sms o notifiche push, consente inoltre di mantenere un monitoraggio costante, permettendo di intervenire tempestivamente in caso di operazioni sospette. È un insieme di accorgimenti, questi, che richiedono solo un pizzico di attenzione in più, ma che rappresentano l’unica barera efficace contro un tipo di criminalità che, come dimostra l’avanzata dalla Puglia alla Sicilia, non conosce confini geografici e si adatta con rapidità alle abitudini dei malcapitati di turno.

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