Bollette, benzina e mutui, il conto della guerra in Iran: 1,7 miliardi in più per gli italiani
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Redazione Economia
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Due mesi esatti sono trascorsi dall’inizio del conflitto in Iran, e per le famiglie italiane è già tempo di fare i conti con una stangata che, stando alle prime rilevazioni, assume i contorni di una vera e propria emergenza economica silenziosa. A rivelarlo è un’analisi condotta da Facile.it, la quale ha quantificato in oltre 1,7 miliardi di euro la spesa aggiuntiva sostenuta dai cittadini – considerando esclusivamente le voci di bollette, carburante e mutui – un peso che grava in modo consistente su un bilancio domestico già provato dalle passate crisi energetiche. Per comprendere la portata del fenomeno, è necessario analizzare nel dettaglio i singoli comparti, partendo da quello domestico per eccellenza: le utenze. Tra marzo e aprile, i clienti titolari di forniture a prezzo indicizzato nel mercato libero hanno subito un aggravio complessivo superiore ai 40 euro; a crescere in maniera più sensibile è stata la spesa per il gas, dove una famiglia tipo (con un consumo annuo di 1.100 metri cubi standard) ha visto la propria bolletta aumentare di circa 36 euro (+16%) raggiungendo una media di 263 euro. Meno impattante, al momento, la stangata sulla luce (+5%), che per un consumo di 2.000 kWh si attesta su una spesa di 110 euro.
Il caro-carburante che non perdona: un miliardo e duecento milioni di euro in fumo alla pompa
Se le utenze domestiche rappresentano un fronte caldo, è però sul versante della mobilità che il conflitto mediorientale ha morso con maggiore violenza, un dato che emerge con chiarezza dalle stime del portale. Benzina e diesel – complice l’impennata del greggio legata alle tensioni sulle rotte commerciali – sono costate complessivamente un miliardo e 200 milioni di euro in più agli automobilisti italiani, una cifra che da sola copre la maggior parte dei 1,7 miliardi totali. La fotografia scattata da Facile.it mostra rincari impressionanti: il prezzo medio della benzina è schizzato da 1,65 euro di febbraio a circa 1,77 euro al litro tra marzo e aprile, mentre per il gasolio il balzo è stato persino più verticale, passando da 1,70 euro fino a toccare i 2,10 euro al litro in alcune rilevazioni di aprile. Tradotto in termini concreti per chi si siede al volante, un pieno di 50 litri di benzina costa oggi 88 euro contro gli 83 di febbraio; per chi possiede un motore diesel, l’esborso è salito addirittura da 85 a 105 euro per lo stesso quantitativo. Si tratta di una stangata che non risparmia nemmeno il settore dei trasporti pesanti, anzi: un camion che deve percorrere una tratta di 3.000 chilometri spende oggi 1.544 euro di diesel, vale a dire 262 euro in più rispetto allo scorso febbraio.
L’incognita dei mutui: Euribor in risalita e rate che ricominciano a correre
A completare il quadro, e a rendere la situazione ancora più complessa per chi ha un’esposizione creditizia variabile, c’è poi la dinamica dei tassi di interesse. Sebbene la Banca Centrale Europea non abbia ancora alzato i tassi ufficiali – gli analisti attendono una mossa per giugno – il mercato ha già iniziato a muoversi in anticipo. L’Euribor, che è l’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile, è cresciuto di circa 15 punti base dallo scoppio del conflitto, registrando addirittura picchi di +25 punti base sull’Euribor a tre mesi. La conseguenza pratica? Per un finanziamento standard (126.000 euro in 25 anni con copertura del 70% del valore dell’immobile), la rata di aprile è già aumentata di 5 euro, e un ulteriore incremento di 5 euro è atteso per la rata di maggio. Una dinamica contenuta in valore assoluto, ma che rappresenta il segnale di un'inversione di tendenza preoccupante: dopo un periodo di relativa stabilità, il costo del denaro torna a salire, erodendo quella piccola tregua che i possessori di variabile avevano ottenuto nei mesi scorsi. Se l’Euribor dovesse continuare a salire come previsto dai futures, il prossimo autunno potrebbe portare con sé rincari ben più pesanti per milioni di famiglie.
Il peso geopolitico tradotto in numeri: la fragilità energetica italiana sotto stress
Questa mazzata da 1,7 miliardi in soli sessanta giorni racconta, in realtà, una verità strutturale che il Belpaese fatica a scrollarsi di dosso. L’Italia, a differenza di nazioni come Francia o Spagna, mantiene un’altissima dipendenza dal gas per la produzione di elettricità, il che la rende estremamente vulnerabile a qualsiasi scossone – per quanto distante – nei mercati energetici globali. L’escalation in Iran di fine febbraio ha interrotto quella fase di relativa distensione sui prezzi, riportando indietro le lancette di un orologio che molti speravano si fosse fermato dopo la crisi ucraina. Le ripercussioni le vediamo anche nel cosiddetto “spread”, il differenziale tra i Btp italiani e i Bund tedeschi, che si è allargato sensibilmente nelle ultime settimane, sintomo di una fiducia degli investitori che vacilla di fronte all’incertezza. Ciò che conta, per il cittadino che fa la spesa o che guida per andare al lavoro, è la percezione quotidiana di un carovita che non molla la presa: i 500 milioni di euro bruciati in più solo per luce e gas e il miliardo e 200 milioni per i serbatoi delle auto non sono soltanto statistiche, ma rappresentano il taglio concreto ad altri consumi, una rinuncia forzata che rischia di raffreddare ulteriormente i motori della ripresa economica nazionale.




