Caro bollette, Rizzo: «I vulnerabili pagano più di chi ha un contratto con Enel»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il caro energia torna a colpire con particolare durezza i clienti vulnerabili rimasti nel servizio di Maggior Tutela. Dal 1° ottobre 2026 il prezzo di riferimento dell'elettricità è aumentato del 37,3%, un rincaro che l'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente attribuisce soprattutto alla crescita dei costi di approvvigionamento legati ai prezzi all'ingrosso e alle tensioni internazionali.

Un paradosso per le fasce fragili

A diMartedì, Sergio Rizzo ha messo in evidenza quella che considera una situazione paradossale: «Abbiamo una situazione in cui i vulnerabili pagano di più di chi ha un contratto con Enel». La rilevazione del giornalista trova riscontro nei numeri diffusi dagli operatori del mercato, dove le offerte a prezzo fisso per ventiquattro mesi reperibili sul mercato libero si attestano a 108 euro per megawattora per la componente energia, circa il 60% in meno rispetto ai 269 euro per megawattora della tutela.

Chi sono i clienti vulnerabili

La platea interessata dagli aumenti è composta da circa tre milioni di utenze. Rientrano tra i vulnerabili chi ha compiuto 75 anni, chi riceve il bonus sociale per difficoltà economiche o per gravi condizioni di salute, le persone con disabilità riconosciuta ai sensi della legge 104 del 1992 e chi utilizza apparecchiature medico-terapeutiche alimentate dall'elettricità. Fanno parte della categoria anche le utenze situate in strutture abitative di emergenza dopo eventi calamitosi e quelle nelle isole minori non interconnesse.

Essere vulnerabili non significa però essere automaticamente in Maggior Tutela: chi ha i requisiti ma ha scelto un contratto nel mercato libero non subisce l'aumento stabilito dall'Autorità, che si applica esclusivamente a chi è rimasto nel servizio regolato.

L'aumento nei numeri

Il prezzo di riferimento per il cliente tipo vulnerabile sale a 43,43 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse. La spesa annua stimata per l'utente tipo si attesta a 665,38 euro per il 2026, in aumento del 9,3% rispetto ai 608,72 euro registrati nell'anno solare precedente. La voce relativa ai costi di approvvigionamento dell'energia cresce del 63,4% rispetto al trimestre precedente, mentre le imposte aumentano del 34,6%.

Le contromosse del mercato

Di fronte all'appello del Governo per attutire l'impatto sui consumatori, gli operatori energetici hanno iniziato a muoversi con sconti e tariffe bloccate di varia durata. Eni ha lanciato uno sconto del 30% su luce e gas, mentre Enel ha replicato ricordando la propria offerta Digital Luce, attiva da aprile 2026, con la componente energia a 0,108 euro per kilowattora e prezzo fisso per ventiquattro mesi.

Estra ha invece avviato la proposta Scudo 24, che blocca per due anni il prezzo della componente energetica a 0,135 euro per kilowattora per la luce e 0,58 euro per standard metro cubo per il gas, con una quota fissa annua di 112 euro.

La lettura delle associazioni dei consumatori

Stefano Tordini, presidente di Federconsumatori Marche, invita le famiglie a non fermarsi al prezzo del kilowattora ma a verificare anche gli oneri di sistema, i costi di commercializzazione e i parametri di riferimento come il Prezzo unico nazionale per l'elettricità e il Punto di scambio virtuale per il gas. Secondo il rappresentante dell'associazione, i costi di commercializzazione possono arrivare a diverse centinaia di euro l'anno e, se superano indicativamente i 10 o 15 euro al mese, richiedono una verifica approfondita.

Tordini sconsiglia di accettare proposte contrattuali al telefono senza averle prima esaminate nel dettaglio, suggerendo di farsi inviare il contratto per leggerlo con calma e confrontarlo con le alternative disponibili sul mercato.

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