Caro bollette, la guerra in medio oriente colpisce i vulnerabili e il terziario
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Redazione Economia
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L’onda lunga del conflitto, che si propaga dai mercati energetici fino alle periferie delle nostre città, inizia a tradursi in cifre precise e, per certi versi, spietate. Dal primo aprile, per le famiglie che ancora gravitano nel mercato tutelato – quelle che l’Authority definisce “clienti vulnerabili” – la bolletta elettrica registrerà un incremento dell’8,1%. Un dato, questo, diffuso da Arera, che non rappresenta una mera fluttuazione stagionale, bensì il primo effetto tangibile di uno scenario internazionale dove le tensioni in Medio Oriente, aggravate da dinamiche speculative difficilmente controllabili, stanno riscrivendo i costi dell’energia. Per circa tre milioni di italiani, quelli che per ragioni di età, disabilità o reddito non hanno scelto un operatore libero, l’impatto è immediato: secondo i calcoli di Codacons, a prezzi costanti e su un consumo standard di 2mila kilowatt-ora, la spesa annua salirà a 605 euro, con un aggravio di 45 euro rispetto ai dodici mesi precedenti.
L’effetto moltiplicatore sulle imprese del terziario
Se il fronte domestico mostra già delle crepe profonde, è nel comparto delle imprese – in particolare quelle del terziario, storicamente energivore – che il rincaro assume i contorni di una morsa. I dati forniti da Confcommercio offrono una fotografia impietosa: un albergo di medie dimensioni, per restare operativo, dovrà sborsare 965 euro al mese per la sola luce e 1.200 euro per il gas. Cifre che, moltiplicate per l’intera stagione turistica, rischiano di vanificare qualsiasi margine di guadagno. Persino per un supermercato, la cui sopravvivenza dipende da catene del freddo e illuminazione costante, la bolletta elettrica mensile raggiungerà quota 744 euro, mentre quella del gas toccherà i 445 euro. Si tratta di costi che, inevitabilmente, si ripercuotono a valle, andando a incidere sul prezzo finale dei prodotti e dei servizi.
Le associazioni dei consumatori e il nodo delle misure temporanee
Di fronte a questo scenario, le reazioni delle associazioni a tutela degli utenti non si sono fatte attendere, sebbene nessuna di esse abbia preannunciato soluzioni miracolose. Federconsumatori, analizzando il decreto Bollette recentemente varato, lo ha definito una risposta del tutto insufficiente rispetto alla portata della crisi; le misure adottate per calmierare il costo dei carburanti, sebbene utili sul breve periodo, non intaccano la radice del problema. Sulla stessa lunghezza d’onda si pone l’Unione Nazionale Consumatori, che ha voluto quantificare con precisione il sacrificio richiesto ai nuclei più fragili: quei 45 euro in più su base annua rappresentano una sottrazione forzosa ad altre voci di spesa, come l’alimentazione o i farmaci. Nessuno, al momento, ipotizza interventi strutturali, e l’Authority si limita a prendere atto di un andamento dei mercati che non controlla.
Dalle parole ai fatti: un mercato ortofrutticolo sotto stress
Un servizio del TG4, che ha scelto di approfondire la questione allontanandosi dagli studi televisivi, ha portato le telecamere in un mercato ortofrutticolo di Milano. Lì, tra bancarelle di frutta e verdura, l’inviato Paolo Del Debbio ha raccolto la testimonianza diretta di chi subisce il rincaro a cascata: il costo più alto del gasolio, legato al conflitto in Iran e alle ripercussioni sui trasporti, sta già comprimendo i margini dei grossisti. Un fruttivendolo, in particolare, ha spiegato come ogni chilometro percorso dai tir diventi più caro, e come quella spesa aggiuntiva finisca inevitabilmente sul prezzo al consumo. L’intera filiera agroalimentare, insomma, trema. E mentre il Tg5, subito dopo il consueto spazio al Grande Fratello Vip, ha dedicato un breve approfondimento all’omicidio di Pierina Dassilva – ascoltando le dichiarazioni di chi sostiene “ero a casa” – la cronaca nera lascia progressivamente spazio a quella economica, molto più silenziosa ma altrettanto letale per le tasche degli italiani.
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