Iran, l'Unione europea designa i Guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La decisione, annunciata dalla capa della diplomazia europea Kaja Kallas, arriva dopo un complesso negoziato diplomatico che ha infine portato all’unanimità tra i Ventisette, superando le riserve di alcuni stati membri preoccupati dalle possibili ripercussioni nei rapporti con Teheran. Si tratta di una misura dal forte valore simbolico, concepita come una risposta politica alla violenta repressione delle proteste che hanno scosso il paese, durante la quale il ruolo dei Pasdaran è stato centrale e determinante. L’atto, che configura la prima volta in cui l’Ue inserisce nella sua lista nera un’intera componente delle forze armate di uno stato sovrano, comporta una serie di implicazioni pratiche, tra cui il congelamento di eventuali beni degli Irgc nell’Unione e il divieto di fornire loro fondi, direttamente o indirettamente.

La reazione immediata di Teheran

La risposta iraniana, per il tramite di un comunicato dello Stato Maggiore delle Forze Armate, non si è fatta attendere e ha definito il passo europeo come “ostile e provocatorio”, avvertendo che le sue “pericolose conseguenze ricadranno direttamente sui responsabili politici”. Il testo, diffuso dall’agenzia Irna, ha inoltre accusato Bruxelles di aver agito in “obbedienza alle politiche egemoniche e disumane di Stati Uniti e Israele”, leggendo nella mossa l’espressione di un risentimento profondo del blocco occidentale verso l’Iran e il suo apparato di sicurezza. Una posizione, quella di Teheran, che lascia intendere come la designazione rischi di inasprire ulteriormente un dialogo già estremamente compromesso, complicando quel già esile spazio negoziale che ruota attorno al nucleare.

Il quadro internazionale e la posizione americana

Mentre l’Europa compie questa scelta coraggiosa e dai contorni inediti, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha voluto marcare una distanza dalle voci di un possibile conflitto, assicurando di non nutrire alcun desiderio di attaccare l’Iran e sottolineando che “sarebbe fantastico” se il regime di Teheran facesse quanto necessario per evitare un’escalation militare nella regione. Dichiarazioni che, se da un lato sembrano mirare a distendere gli animi, dall’altro non modificano la sostanza di una contrapposizione strategica che rimane acuta su più dossier, dal sostegno iraniano a milizie regionali allo sviluppo missilistico. La designazione europea, per quanto autonoma, si inserisce dunque in un contesto globale di frizione dove le mosse di una parte producono inevitabili effetti sulle altre.

Il significato di una scelta politica

Al di là degli aspetti tecnici e giuridici, l’inserimento dei Guardiani della rivoluzione nella lista terroristica rappresenta un punto di non ritorno politico, un modo per Bruxelles di tradurre in atto formale la condanna per episodi di cronaca nera interna all’Iran che hanno suscitato orrore e indignazione. È la risposta istituzionale a una repressione, i cui dettagli – per rispetto delle vittime – è bene non trivializzare, ma che ha spinto l’Europa a superare le mere dichiarazioni di principio. Una parte di essi, del resto, è già soggetta a sanzioni per il suo ruolo nel programma missilistico, ma la nuova qualifica estende il giudizio alla loro intera attività, riconoscendone pubblicamente il carattere eversivo della sicurezza regionale e dei diritti fondamentali dei cittadini iraniani.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.