Iran, i Guardiani della rivoluzione nel mirino dell'Europa
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Redazione Interno
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Pochi mesi dopo la nascita della Repubblica islamica, che nel 1979 aveva spodestato lo Scià, l'ayatollah Khomeini fondò con un suo decreto il dei Guardiani della rivoluzione islamica, noti come Pasdaran. Quel nucleo originario, costituito per essere il baluardo interno del nuovo regime teocratico e composto da elementi di fedeltà assoluta, nel corso dei decenni si è trasformato in un colosso dalle molteplici sfaccettature. I Pasdaran, infatti, non si limitano a essere un esercito parallelo a quello regolare, dotato di proprie forze navali, aeree e terrestri; controllano, attraverso una fitta rete di holding e fondazioni, porzioni vitali dell'economia nazionale, dal settore delle costruzioni a quello energetico, fino alle telecomunicazioni, generando un fatturato annuo che si stima nell'ordine dei miliardi. La loro influenza, che si estende ben oltre i confini nazionali attraverso unità specializzate come la forza Quds, li ha resi uno degli attori più potenti e al tempo stesso controversi della regione.
Il braccio esecutore della rivoluzione
La vocazione ideologica del, plasmata nei primi anni di fervore rivoluzionario, è rimasta intatta nel tempo. Nei campi di addestramento, come quelli in cui venivano preparate le giovani reclute dei Basij durante la lunga guerra contro l'Iraq, si forgiava non solo la tecnica militare ma soprattutto un'indiscutibile obbedienza alla guida suprema e una retorica fortemente antioccidentale. Quella milizia, nata per proteggere la rivoluzione dalle minacce interne ed esterne, ha progressivamente allargato la sua sfera d'azione, diventando lo strumento principale per la repressione del dissenso nelle fasi di protesta interna, come accaduto in occasione delle recenti manifestazioni. Questi interventi, caratterizzati da una durezza spesso condannata a livello internazionale, hanno contribuito in maniera decisiva ad alimentare il crescente isolamento del Paese.
La designazione europea e la reazione di Teheran
Proprio la gestione delle proteste è stata alla base della recente decisione dei ventisette paesi dell'Unione Europea, che hanno deciso all'unanimità di inserire l'intero dei Guardiani della rivoluzione nella propria lista delle organizzazioni terroristiche. Una mossa, annunciata dalla capa della diplomazia Ue, senza precedenti per il suo carattere complessivo, che va ben oltre le sanzioni mirate a singoli individui o unità. La risposta delle autorità iraniane non si è fatta attendere, arrivando attraverso un comunicato dello Stato Maggiore delle Forze Armate che ha definito il provvedimento "irrazionale, irresponsabile e detestabile", attribuendone la paternità a una cieca obbedienza alle politiche di Stati Uniti e Israele. Il testo, ripreso dall'agenzia di stampa ufficiale, ha lanciato un monito chiaro, avvertendo che "le pericolose conseguenze di questa decisione ostile e provocatoria ricadranno direttamente sui responsabili politici europei".
Un futuro di tensioni consolidate
Questa escalation verbale e diplomatica rappresenta l'ultimo capitolo di un contrasto che si va approfondendo, mentre l'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva già classificato i Pasdaran come terroristi alcuni anni fa, sembra osservare da una posizione di sostegno alla linea europea. La designazione, oltre al suo significato politico, comporta una serie di implicazioni pratiche, congelando eventuali attività economiche e finanziarie del all'interno dello spazio Ue e complicando ulteriormente qualsiasi tentativo di dialogo. L'azione dell'Europa, pertanto, non è un episodio isolato ma un tassello significativo in una strategia di pressione più ampia, che rischia di cristallizzare ulteriormente le posizioni e di rendere ancor più remote le possibilità di un negoziato volto a distendere le relazioni, già tese da questioni che spaziano dal nucleare al sostegno iraniano a milizie regionali.




