L’Iran mette in pratica la minaccia: le forze navali e aeree dell’Unione Europea designate come organizzazioni terroristiche
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Redazione Esteri
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Nel quadro di una tensione internazionale che, ormai, non accenna a diminuire, Teheran ha compiuto un passo che, seppur ampiamente preannunciato nelle scorse settimane, non mancherà di inasprire ulteriormente i rapporti, già estremamente logorati, con l’Occidente. Con un comunicato stampa diffuso nella serata di sabato 21 febbraio, il ministero degli Esteri iraniano ha ufficialmente inserito le forze navali e aeree di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea nella propria lista di organizzazioni terroristiche -1. Si tratta, e non potrebbe essere altrimenti, di una risposta diretta e calibrata alla decisione assunta giovedì 19 febbraio dal Consiglio dell'Unione Europea, la quale ha portato all’inclusione del delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) nella lista nera europea delle entità terroristiche -1-6. Una mossa, quella di Bruxelles, che arriva dopo l’accordo politico raggiunto in seno al Consiglio Affari Esteri già lo scorso 29 gennaio, e che aveva immediatamente scatenato la durissima reazione della leadership iraniana -5.
La risposta di Teheran tra legalità interna e diritto internazionale
La controffesa diplomatica, va detto, non è affatto una semplice dichiarazione di principio, bensì un atto formale che si fonda su precisi riferimenti normativi interni. La nota della Farnesina iraniana, nel definire la designazione europea “illegale e ingiustificata”, richiama infatti il principio di reciprocità, cardine della risposta, e si appoggia a una legge del 2019, quella varata all’epoca per contrastare l’analoga decisione degli Stati Uniti di inserire l’Irgc tra le organizzazioni terroristiche -3-4. Tale normativa, come hanno tenuto a sottolineare i diplomatici di Teheran, prevede misure simmetriche nei confronti di tutti quei Paesi che, a vario Titolo, si allineano alla decisione statunitense o la sostengono -6-10. Da qui, dunque, l’estensione della designazione alle componenti aeree e navali delle forze armate dei Ventisette, le quali, d’ora in avanti, saranno soggette alle restrizioni previste dall’ordinamento giuridico della Repubblica Islamica. Una decisione, questa, che secondo la prospettiva iraniana non rappresenta solo un atto dovuto, ma anche una chiara dimostrazione di come l’Unione Europea, con la sua iniziativa, abbia violato i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e le norme del diritto internazionale, intervenendo surrettiziamente nella struttura militare e di sicurezza di uno Stato sovrano -3-9.
Il quadro regionale e le pressioni dell'amministrazione Trump
Questo scambio di accuse e misure ritorsive, peraltro, si inserisce in un quadro mediorientale reso incandescente da molteplici fattori, non ultimo il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. L’amministrazione americana, infatti, ha recentemente intensificato la propria presenza militare nella regione, dispiegando consistenti risorse aeree e navali nel teatro del Medio Oriente, un rafforzamento che è stato interpretato da più parti come un chiaro segnale di pressione militare nei confronti di Teheran -2-8. Lo stesso presidente Trump, del resto, nelle ultime ore ha rinnovato le sue minacce, lanciando un ultimatum di fatto al governo iraniano affinché giunga a un nuovo accordo sul nucleare in tempi strettissimi, pena conseguenze che ha definito “sfortunate” -8-10. Parole, queste, che riecheggiano in un contesto già gravido di tensioni, nel quale l’ipotesi di un’azione militare, sebbene non ancora formalizzata, sembra essere stata concretamente presa in considerazione dagli strateghi del Pentagono, come rivelato da alcune fonti alla stampa internazionale -10.
Il nodo della successione della Guida Suprema
Sullo sfondo di questa crisi diplomatica e militare, poi, si staglia una questione cruciale per gli equilibri interni della Repubblica Islamica, ovvero la successione dell’ayatollah Ali Khamenei. La Guida Suprema, che nel 2026 compirà 87 anni, ha da tempo avviato, seppur con la consueta riservatezza che circonda questi temi, le manovre per garantire una transizione ordinata del potere. Non è un mistero, infatti, che il tema del dopo-Khamenei non sia più considerato un tabù negli ambienti politici e religiosi del Paese, complice proprio l’età avanzata del leader. In questo clima di fibrillazione esterna e di delicati equilibri interni, la mossa di designare le forze armate europee come terroristiche assume anche una valenza interna, quella di rinsaldare il fronte nazionalista attorno a un simbolo della sovranità nazionale, quale è considerato il delle Guardie della Rivoluzione, e di rispondere con fermezza a quelle che vengono percepite come ingerenze straniere negli affari domestici.




