L’Iran designa le forze aeree e navali dell’Ue come organizzazioni terroristiche
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Redazione Esteri
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La risposta di Teheran all’inserimento del delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) nella lista nera europea delle organizzazioni terroristiche, una decisione formalizzata dal Consiglio dell’Unione Europea lo scorso giovedì 19 febbraio, è arrivata nella serata di sabato 21 febbraio con un comunicato del ministero degli Esteri iraniano che ha di fatto elevato la tensione diplomatica a un livello superiore -3. Il governo della Repubblica Islamica, applicando il principio di reciprocità sancito da una legge interna del 2019, ha infatti designato le forze navali e aeree di tutti gli Stati membri dell’Ue come “organizzazioni terroristiche”, un’etichetta che, dal punto di vista formale, equipara reparti militari di Paesi terzi a gruppi eversivi, con tutto ciò che ne consegue in termini di conseguenze giuridiche e operative -1-2. La mossa, va detto, non è soltanto una reazione meccanica, ma si inserisce in un quadro più ampio di contrapposizione, dove l’Iran contesta la legittimità stessa della decisione europea, definita “illegale e ingiustificata” e in palese contraddizione, a detta di Teheran, con i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite -1-5.
Una ritorsione basata su una legge del 2019
Il provvedimento iraniano non è una semplice dichiarazione di principio, poiché si fonda su un impianto normativo preciso, ovvero l’articolo 7 della legge approvata dal parlamento iraniano nel 2019 per contrastare le sanzioni americane -2-10. Questo strumento legislativo, concepito originariamente per rispondere alla decisione unilaterale di Washington di inserire l’Irgc nella lista nera, prevede misure di ritorsione contro tutti quei Paesi che, a vario Titolo, sostengano o si adeguino alla posizione statunitense. L’Unione Europea, con la sua delibera del 19 febbraio, è stata quindi considerata alla stregua di un alleato che supporta l’iniziativa americana, scatenando così l’applicazione della clausola di reciprocità che colpisce ora, nella sostanza, le componenti aeree e marittime delle forze armate dei Ventisette -2. La scelta di circoscrivere la designazione a queste due branche specifiche, tralasciando ad esempio gli eserciti, potrebbe leggersi come un segnale mirato, che va a colpire proprio quei reparti che, per la loro natura, potrebbero essere coinvolti in eventuali scenari di crisi o operazioni di proiezione della forza nel quadrante mediorientale.
La replica al Consiglio europeo
La decisione del Consiglio dell’Unione Europea, maturata dopo un accordo politico raggiunto già il 29 gennaio scorso dai ministri degli Esteri, non era passata inosservata, e le conseguenze sul piano giuridico per l’Irgc comportano il congelamento dei fondi e delle risorse economiche detenute in Europa, oltre al divieto per gli operatori Ue di mettere a disposizione risorse a favore del -3-9. Per Teheran, però, l’Irgc è un’istituzione formale dello Stato, parte integrante delle sue forze armate, e la sua designazione è stata pertanto interpretata come un atto ostile e un’interferenza nella propria sovranità nazionale, una violazione che ha richiesto una risposta di pari intensità -2. In questo contesto di confronto frontale, il regime degli ayatollah ha voluto dimostrare che qualsiasi azione contro quelli che considera pilastri della propria sicurezza non rimarrà senza conseguenze, in un’escalation verbale che rischia di complicare ulteriormente i fragili canali diplomatici ancora aperti.
Lo scenario di tensione e i preparativi interni
Questa nuova crisi diplomatica, occorre ricordarlo, si sviluppa in un momento di massima allerta per l’Iran, dove la Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, ha messo in campo misure straordinarie per garantire la continuità del comando in caso di un attacco esterno, che gli analisti ritengono possa concretizzarsi da un momento all’altro -4. Fonti vicine all’intelligence e riportate da organi di stampa internazionali parlano di direttive precise impartite ai più alti livelli per stabilire catene di comando e protocolli di successione che entrerebbero in vigore qualora il leader ottantasettenne venisse ucciso in un raid, con le forze armate iraniane già dispiegate e pronte a rispondere -4-8. La nomina di Ali Larijani, veterano della politica e già membro influente dei pasdaran, a figura chiave per la gestione di una fase di transizione o di emergenza, è un tassello di questo complesso mosaico, un piano che intreccia la sopravvivenza del regime con la necessità di mostrare un fronte interno coeso di fronte alle pressioni congiunte di Usa, Israele e, ora, anche dell’Europa -8. La designazione delle forze navali e aeree Ue come terroristiche, in questo senso, diventa anche uno strumento di mobilitazione interna, un modo per ribadire la centralità dell’Irgc nella dottrina difensiva nazionale e per mettere in guardia Bruxelles dal varcare quella che Teheran considera una linea rossa invalicabile.




