Ocean Viking, mayday inascoltati durante l’assalto libico
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Redazione Interno
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Mentre i proiettili della cosiddetta guardia costiera libica crivellavano la Ocean Viking, il comandante e il capo missione, dopo aver messo al sicuro le 87 persone soccorse e l’equipaggio nella “cittadella”, hanno lanciato ripetuti mayday. Un gesto disperato, rimasto senza alcuna risposta nonostante le comunicazioni di emergenza siano state inviate, concitate, su tutti i canali. «Avevamo appena dichiarato l’attacco in corso e una manciata di minuti dopo, alle 15.07 e alle 15.08, abbiamo lanciato messaggi a tutte le navi: non ha mai risposto nessuno», ha raccontato Angelo Selim, capo missione sulla nave di Sos Méditerranée.
L’assalto, avvenuto alle 15.00 di domenica 24 agosto in acque internazionali, rappresenta un’escalation senza precedenti in quel teatro complesso che è il Mediterraneo centrale. La nave umanitaria, che era stata autorizzata a interrompere la rotta verso il porto di sbarco assegnato per cercare un’altra imbarcazione in difficoltà, si è invece trovata nel mirino di un’azione violenta e ingiustificata. «Ciò che è successo l’altro giorno è al limite del descrivibile», ha affermato il fotoreporter bolognese Max Cavallari, presente a bordo, descrivendo una scena di spari e proiettili da tutte le parti.
C’è sempre stato, come sottolineato dagli operatori, un atteggiamento ostile da parte delle autorità libiche verso le organizzazioni non governative, ma questo episodio ha superato ogni limite conosciuto. Selim ha dichiarato senza mezzi termini che hanno raggiunto un livello che non si era mai visto prima, al punto che hanno cercato di ucciderli, mostrando persino i danni materiali subiti dalla nave a testimonianza della gravità dell’accaduto. L’organizzazione Mediterranea Saving Humans, denunciando gli abusi, ha rinnovato il suo appello affinché l’Italia interrompa ogni forma di collaborazione con quelle milizie, definite senza giri di parole aguzzini e torturatori.




