Ocean Viking, equipaggio in isolamento dopo l'attacco libico
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Redazione Interno
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L'equipaggio della nave umanitaria Ocean Viking, già reduce da un grave episodio di fuoco ostile da parte della Guardia Costiera libica, si trova da quattro giorni in isolamento coatto davanti al porto di Augusta, in Sicilia. Il blocco, definito "ingiustificato" dall'organizzazione Sos Mediterranée, è scattato in seguito a un allarme tubercolosi, poiché uno dei migranti soccorsi in mare è risultato positivo ai test. Una misura che, sebbene precauzionale, trattiene a bordo i volontari i quali, dopo aver fatto sbarcare le 87 persone salvate, sono ora di fatto impossibilitati a lasciare la nave nonostante le circostanze eccezionali vissute.
L'episodio che ha preceduto questa quarantena forzata risale allo scorso 24 agosto, quando la nave ong è stata oggetto di un violento attacco in acque internazionali. Mentre la cosiddetta guardia costiera libica sparava raffiche di mitra contro l'imbarcazione, il comandante e il capo missione Angelo Selim hanno lanciato due mayday sul canale di emergenza. "Avevamo appena dichiarato l’attacco in corso – ha raccontato Selim – e una mancita di minuti dopo, alle 15.07 e alle 15.08, abbiamo lanciato messaggi concitati a tutte le navi: non ha mai risposto nessuno". Nel frattempo, migranti e equipaggio erano stati messi al sicuro nella "cittadella", un'area blindata della nave progettata per resistere a eventuali assalti.
L’organizzazione Mediterranea Saving Humans, sulla scia di quanto accaduto, ha presentato un esposto dettagliato denunciando gli abusi sistematici della Guardia Costiera libica. "In mare siamo testimoni scomodi – si legge nella nota – perché vediamo quello che accade e come si comportano i militari, che non esitano a sparare sui migranti o sulle navi umanitarie". Per questo, l’ong italiana ha rinnovato con forza il suo appello alle autorità nazionali affinché si interrompa "ogni forma di collaborazione con aguzzini e torturatori".




