La Finlandia è ancora il paese più felice del mondo, e una trentaquattrenne di Gazzaniga è partita per scoprire perché

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La classifica del World Happiness Report per il 2026, pubblicata come ogni anno dal Wellbeing Research Centre dell’Università di Oxford in concomitanza con la Giornata internazionale della felicità promossa dalle Nazioni Unite, non riserva sorprese per quanto riguarda il gradino più alto del podio. A svettare, per il nono anno consecutivo, è ancora una volta la Finlandia, nazione che continua a distinguersi per un modello di vita basato su fattori tutt’altro che effimeri. L’indagine, che prende in esame un campione di oltre centoquaranta nazioni, si fonda sull’analisi di sei parametri specifici, che vanno dal prodotto interno lordo pro capite all’aspettativa di vita in buona salute, passando per il sostegno sociale, la libertà individuale di compiere scelte, la possibilità concreta di contare sugli altri e, non ultima, la percezione diffusa della corruzione.

Mentre l’Italia arranca in trentottesima posizione, lontana anni luce dalla top venti, c’è chi ha deciso di non limitarsi a leggere i dati statistici, ma di andare a toccare con mano quella presunta felicità nordica. È il caso di Valentina Coter, trentaquattrenne di Gazzaniga, che ha lasciato un impiego stabile e la sua vita in provincia di Bergamo per trasferirsi in Lapponia, mossa da una curiosità profonda e da una passione sconfinata per il clima freddo. Dal maggio del 2025, insieme al suo cane di razza Akita Inu di nome Mitsu, si sposta di città in città lavorando come cameriera, un’esperienza che le consente di immergersi completamente nella quotidianità finlandese, lontana dai circuiti turistici e dalle facili generalizzazioni.

I criteri di valutazione e il posto dell’Italia nella graduatoria mondiale

L’edizione di quest’anno del rapporto, che prende il nome di World Happiness Report, conferma quindi il primato della Finlandia, ma offre anche uno spaccato interessante su come i fattori presi in considerazione si combinino per disegnare il benessere di una collettività. L’Italia, con il suo trentottesimo posto, si colloca in una fascia media che evidentemente non riesce a competere con i parametri di stabilità e fiducia sociale tipici dei paesi nordici. Non si tratta solo di ricchezza prodotta, misurata dal PIL, ma anche e soprattutto della qualità delle relazioni umane e della fiducia nelle istituzioni: elementi, questi, su cui il Belpaese mostra da tempo diverse criticità. Nel dettaglio, la classifica globale vede ai primi posti, dopo la Finlandia, altre nazioni come l’Islanda e la Danimarca, a testimoniare come il modello scandinavo continui a fare scuola in termini di politiche sociali e benessere collettivo.

La testimonianza diretta di chi ha scelto di vivere tra i ghiacci

Valentina, con la sua scelta di vita radicale, offre una prospettiva singolare su questi numeri. “La carta d’identità sostiene che abbia 34 anni – racconta la gazzanighese – ma niente di serio… Mi piace giocare e vivere con allegria”. La sua non è una fuga, ma una ricerca consapevole: voleva provare sulla propria pelle cosa significhi davvero vivere nel paese ripetutamente incoronato come il più felice del mondo. E così, tra uno spostamento e l’altro, sta scoprendo una realtà fatta di ritmi lenti e di un contatto autentico con una natura tanto affascinante quanto estrema. Una delle abitanti di Helsinki, intervistata per il report, sottolinea come il sistema educativo di alta qualità e la prossimità con il resto d’Europa offrano basi solide e influenze positive per costruire un futuro diverso, elementi che evidentemente contribuiscono a creare quel tessuto sociale coeso che traspare dalle rilevazioni statistiche.

Il peso dei fattori sociali e la metodologia dell’indagine

L’analisi del Wellbeing Research Centre, che si basa sui dati raccolti nei tre anni precedenti, non si limita a fotografare una situazione, ma cerca di comprendere le dinamiche profonde che determinano il benessere percepito. Oltre ai parametri classici come l’aspettativa di vita e la libertà di scelta, un peso specifico rilevante è giocato dalla possibilità di contare sugli altri, un indicatore che misura la solidità delle reti sociali e comunitarie. In Finlandia, così come nei paesi vicini, questo sostegno reciproco si traduce in politiche pubbliche efficaci e in un alto tasso di fiducia interpersonale, un circolo vizioso positivo che alimenta la soddisfazione di vivere. Per l’Italia, invece, il dato sulla percezione della corruzione, unito a un calo del supporto sociale percepito, contribuisce a mantenere il paese stabilmente lontano dalle posizioni di vertice, nonostante la qualità della vita e il patrimonio culturale possano far pensare il contrario.

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