Buffon e l’incubo azzurro: “Più facile vedere mille alieni che l’Italia fuori da tre mondiali”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Gianluigi Buffon, ex capo delegazione della Nazionale, ha scelto le pagine del “The Guardian” per analizzare a fondo una ferita che, a distanza di settimane dalla disfatta di Bosnia, continua a sanguinare nel calcio italiano. L’ex portiere, campione del mondo nel 2006 e testimone diretto di un’epoca d’ora ormai lontanissima, ha definito l’esclusione dai Mondiali – la terza consecutiva – una “pagina dolorosa” per il movimento e per la sua coscienza di uomo di sport. A rendere il momento storico ancora più paradossale, sottolinea lui, è il contrasto stridente tra la realtà attuale e ciò che l’immaginario collettivo avrebbe ritenuto possibile fino a poco tempo fa.

L’analogia extraterrestre di un’era finita

Nel corso dell’intervista, Buffon ha rivelato il suo sconcerto con un’immagine che, seppur iperbolica, restituisce con precisione la portata della crisi: “Se me lo avessero detto 12 anni fa – ha spiegato – avrei risposto che sarebbe stato molto più facile vedere mille alieni intorno a me piuttosto che l’Italia non qualificarsi a tre Mondiali consecutivi”. E invece, ammette l’ex numero uno, questa è la realtà con cui bisogna fare i conti. Un’affermazione, questa, che sposta l’asticella del dibattito oltre la semplice constatazione del fallimento tecnico: si tratta di una crepa strutturale, di una cesura epocale che ha reso improvvisamente fragile ciò che per decenni era stato sinonimo di supremazia tattica e cinismo vincente.

Le tre coordinate del declino azzurro

L’analisi dell’ex capo delegazione non si limita però al lamento retorico; egli ha infatti enumerato tre cause precise che, a suo avviso, hanno determinato questo collasso. La prima riguarda la globalizzazione, quel processo che ha livellato il talento sul pianeta rendendo ogni selezione nazionale, anche la più modesta, estremamente competitiva. La seconda, forse la più dolorosa per un portatore di quella tradizione, è il sorpasso subito in materia di tattica: “Fino a 15 anni fa, quando vincevamo, eravamo tatticamente più forti dei nostri avversari”, ha ricordato. Oggi, implicitamente, quel primato è evaporato. La terza e ultima riflessione tocca poi la materia prima del gioco, ovvero la qualità dei singoli: se da un lato ci sono giocatori “fantastici”, dall’altro manca quel talento creativo capace di accendere la luce nei momenti di buio.

La nostalgia per i “fantasisti” e la necessità di una scossa

Buffon ha speso qualche parola per delineare il profilo di ciò che manca, citando esplicitamente fenomeni del calcio passato come Baggio, Del Piero o Totti; nomi che rappresentano quella scuola del “numero dieci” che l’Italia sembra aver smarrito lungo il percorso. Secondo la sua visione, se si nega l’esistenza di un problema, quel problema rimarrà sempre lì, immutabile. È quindi necessario “cambiare” e analizzare la situazione con chiarezza, perché – ha sottolineato – il potenziale per creare un futuro migliore esiste ancora. Si tratta, in sostanza, di una chiamata alle armi per il sistema calcio, un invito a rimettersi in discussione senza cercare alibi in una sconfitta che, per l’ex campione, suona come una crepa nel mito di un’italianità sportiva ritenuta fino a ieri inattaccabile.

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