Simon, 18 anni, travolto da una valanga mentre risaliva in solitaria con lo snowboard
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Redazione Interno
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Una nuova, giovane vita spezzata dalla montagna in una domenica di febbraio che ha ripreso un copione già, tragicamente, visto. Simon Dosser, appena diciottenne di Scena, è morto travolto da una valanga nel primo pomeriggio di domenica 8 febbraio, mentre tentava di risalire in solitaria con la sua tavola da snowboard lungo il pendio innevato di Cima Laste di Verdines, nella zona tra la Val Sarentino e Merano 2000. L’improvviso distacco della slavina, che i soccorritori stimano alta circa un metro, lo ha sommerso in un attimo, senza lasciargli possibilità di fuga, nonostante l’esperienza che già possedeva in quelle terre che erano le sue. A pochi metri di distanza, l’amico che lo accompagnava in quella escursione è stato solo sfiorato dalla massa di neve; ed è stato proprio lui, dopo aver assistito impotente alla scena, a dare l’allarme telefonando immediatamente ai numeri di soccorso, fornendo le indicazioni preziose per avviare le operazioni di ricerca.
L'intervento dei soccorsi in quota
Sul posto, coordinate dalla centrale operativa, sono intervenute rapidamente le squadre del Soccorso Alpino del Bergrettungsdienst di Sarentino e Bolzano, insieme ai tecnici del CNSAS di Bolzano e ai militari della Guardia di Finanza, supportati dagli elicotteri di soccorso Pelikan 1 e Pelikan 2. La ricerca, sebbene facilitata dalla precisa testimonianza del compagno di avventura, si è svolta in condizioni ambientali complesse, dettate dalla morfologia del luogo e dall’instabilità del manto nevoso, fattori che spesso rendono vani gli sforzi anche quando la risposta è tempestiva. I soccorritori, una volta individuato il punto probabile del seppellimento, hanno lavorato senza sosta per estrarlo dalla coltre che lo imprigionava, ma ogni manovra rianimatoria è risultata purtroppo inutile. Il giovane, come accertato poi dai sanitari, non aveva retto all’impatto e al successivo soffocamento, conseguenze tipiche di simili eventi travolgenti che lasciano ben poche speranze a chi vi rimane coinvolto.
Una settimana nera per la montagna
La morte di Simon Dosser rappresenta l’ultimo, tragico episodio di una settimana particolarmente drammatica per gli incidenti in ambiente innevato, che ha visto ripetersi con frequenza angosciante interventi del Soccorso Alpino e recuperi di corpi senza vita. La sua età, la più giovane in questo recente elenco di lutti, aggiunge una nota di strazio particolare a una dinamica, quella delle valanghe, che continua a mietere vittime anche tra coloro che conoscono bene i territori e le loro insidie. L’episodio riporta alla luce, in modo crudo, la questione sempre aperta della consapevolezza del rischio in montagna d’inverno, specialmente in un periodo in cui le condizioni del manto, a causa delle temperature altalenanti e delle precipitazioni, possono creare situazioni critiche anche su pendii che appaiono innocui.
Le indagini per ricostruire la dinamica
Le autorità competenti, dopo il recupero della salma e i primi accertamenti sanitari, hanno avviato le consuete indagini per ricostruire con esattezza la dinamica dell’incidente, ascoltando il testimone e analizzando il luogo del distacco. L’attenzione si concentra, come di prassi in questi casi, sulle condizioni nivologiche della zona e sul livello di allerta valanghe diffuso in quei giorni, elementi cruciali per comprendere il contesto in cui si è verificato il distacco. La magistratura, d’altro canto, dovrà valutare se sussistano profili di responsabilità, sebbene l’attività fosse condotta in ambito amatoriale e fuori pista, un territorio dove la valutazione del pericolo ricade in larga misura sull’individuo. Resta il vuoto per una famiglia e per un paese, mentre la cronaca nera, rispettosa dei fatti e dei sentimenti di chi è rimasto, registra un altro nome nella lista, purtroppo sempre aperta, di chi non fa più ritorno a valle.




