Tarvisio si ferma per il fotografo Simone, travolto da una valanga mentre era in snowboard
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Redazione Interno
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Una coltre di neve fresca e un silenzio insolito, rotto solo dal suono ovattato dei pochi passanti, avvolgono oggi le vie di Tarvisio. Il paese, stretto attorno al dolore per la scomparsa di Simone De Cillia, ha proclamato il lutto cittadino, sospendendo ogni attività per rendere omaggio al giovane di 33 anni, morto dopo essere stato travolto da una valanga mentre praticava snowboard fuoripista. L'incidente, che risale allo scorso mercoledì pomeriggio, si è consumato in un canale laterale, tra la zona di Malga Lussari e il Monte Prasnig, proprio mentre una fitta nevicata imbiancava l'intero Tarvisiano. Simone, che lavorava nella via principale del paese di fronte all’hotel di famiglia e a un centro di noleggio, era noto a molti per il suo sorriso e per la passione che lo legava alle montagne, alle cui bellezze dedicava il suo lavoro di fotografo.
L’ultimo video e la dinamica dell’incidente
Poche ore prima della tragedia, come spesso faceva, aveva condiviso sui social un video che lo ritraeva mentre, in solitaria, si destreggiava con lo snowboard tra gli alberi e la neve fresca, lontano dalle piste battute. Quelle immagini, che raccontano la gioia di muoversi in un ambiente che amava profondamente, sono diventate, suo malgrado, una testimonianza degli ultimi istanti di vita. Verso le 16.30, infatti, il distacco della slavina lo ha travolto, scaraventandolo con violenza contro gli alberi. Tratto in salva dai soccorritori, è stato trasportato in condizioni gravissime, già intubato e con un massaggiatore cardiaco meccanico in funzione, all’ospedale di Udine, dove i medici del pronto soccorso non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso, avvenuto a causa delle gravissime lesioni riportate.
Un vuoto nel cuore del paese
La notizia della sua morte ha provocato uno smarrimento profondo, che va ben oltre il circolo familiare e degli amici più stretti, toccando l’intero tessuto sociale di una località di montagna dove tutti, in un modo o nell’altro, si conoscono. Simone, figlio di albergatori, era una di quelle figure ben radicate nel territorio, la cui presenza quotidiana davanti all’hotel Valleverde o al negozio di noleggio era per molti un punto di riferimento abituale. La decisione del comune di indire il lutto cittadino formalizza un sentimento collettivo di perdita, trasformando lo spazio pubblico in un luogo di raccoglimento e di memoria condivisa, mentre le indagini della magistratura, come di consueto in questi casi, procedono per ricostruire con esattezza ogni dinamica dell’accaduto.
La passione per la montagna oltre il confine del sicuro
L’episodio riaccende, pur nel massimo rispetto per la vittima e per il suo dolore, la riflessione – sempre attuale e mai banale – sui rischi connessi alla frequentazione dell’ambiente montano, specialmente in condizioni meteorologiche avverse e al di fuori dei percorsi controllati e segnalati. La pratica del fuoripista, con il suo fascino e la sua ricerca di libertà assoluta, comporta infatti una valutazione costante e complessa dei pericoli, primi fra tutti quelli di valanghe, la cui formazione può essere favorita, come in questo caso, da abbondanti precipitazioni nevose. La storia di Simone si inserisce in una cronaca che, purtroppo, ogni inverno registra episodi simili, ciascuno dei quali lascia un segno indelebile non solo sulle famiglie ma anche sui compagni di avventura e sui soccorritori, chiamati a operare in condizioni estreme.




