Vertice Nato di Ankara, Trump attacca gli alleati e cambia tono
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Redazione Esteri
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Il vertice Nato di Ankara si è chiuso con Donald Trump protagonista di una giornata segnata prima da forti critiche agli alleati e poi da parole di distensione. Il presidente degli Stati Uniti, seduto accanto al segretario generale Mark Rutte davanti alle telecamere, ha dichiarato di essere «molto arrabbiato con la Nato», citando il tema della Groenlandia e il mancato sostegno degli alleati sul fronte iraniano. Le sue parole hanno rappresentato il momento più acceso di un summit durato due giorni, durante il quale sono emerse posizioni diverse nei rapporti tra Washington e gli altri Paesi dell’Alleanza.
Trump contro gli alleati durante il summit Nato di Ankara
Nel corso del vertice Nato di Ankara, Donald Trump ha rivolto accuse dirette agli alleati, collegando il suo malcontento a due questioni specifiche: la gestione della Groenlandia e il mancato aiuto ricevuto secondo la sua valutazione riguardo all’Iran, indicato come principale sponsor statale del terrorismo. Le dichiarazioni sono arrivate davanti alle telecamere e hanno riportato al centro del confronto il rapporto tra gli Stati Uniti e gli altri membri dell’Alleanza atlantica. Nelle stesse ore sono circolate anche posizioni legate alla possibilità di un ritiro delle truppe americane dall’Europa, un tema che ha contribuito ad aumentare l’attenzione sulle parole del presidente Usa.
Le critiche di Trump agli alleati si sono inserite in un quadro più ampio di tensioni affrontate durante il summit, con riferimenti anche alla Spagna e alla presenza militare americana nel continente europeo. Dopo i toni duri iniziali, però, il presidente statunitense ha mostrato un atteggiamento diverso nella sala dei leader, descrivendo il clima dell’incontro con parole molto più concilianti. In conferenza stampa al termine del vertice ha affermato che nella stanza dei partecipanti si percepiva «una quantità d’amore pazzesca», utilizzando l’espressione «There was tremendous love in that room» per raccontare il rapporto con gli altri rappresentanti.
Le parole sull’Iran e il confronto sulla Russia
Durante il vertice Nato di Ankara, Trump ha ribadito che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare, spiegando allo stesso tempo di non voler riprendere la guerra contro Teheran. Il presidente Usa ha aggiunto che la risposta sarebbe arrivata soltanto in caso di attacchi iraniani, modificando i toni rispetto alle posizioni più dure espresse in precedenza. La questione iraniana è stata uno degli elementi citati da Trump per spiegare il suo malcontento verso gli alleati, ma nel corso del summit è stata accompagnata anche da dichiarazioni orientate a ridurre lo scontro diretto.
Nelle conclusioni del vertice, la Russia è stata definita una minaccia concreta a lungo termine. In funzione antirussa, Trump ha annunciato a Volodymyr Zelensky la concessione del brevetto per la produzione dei Patriot. Questo passaggio si è inserito tra gli elementi finali del summit Nato di Ankara, dove il tema della sicurezza e dei rapporti internazionali è rimasto centrale nelle dichiarazioni dei leader presenti. Le decisioni e gli annunci emersi hanno accompagnato il confronto politico sviluppato durante i due giorni dell’incontro.
Dal confronto acceso ai segnali di unità tra i leader
La partecipazione di Donald Trump al summit Nato di Ankara è stata caratterizzata da un alternarsi di attacchi pubblici e messaggi più rassicuranti rivolti agli alleati. Da una parte il presidente americano ha espresso apertamente la sua rabbia verso la Nato, citando questioni considerate da lui irrisolte; dall’altra ha parlato di grande unità e di un clima positivo all’interno della sala del vertice. La distanza tra le due fasi dell’incontro è emersa soprattutto nelle dichiarazioni rilasciate davanti ai media, con un passaggio dai toni critici alle parole dedicate alla collaborazione tra leader.
Il summit Nato di Ankara ha quindi lasciato al centro dell’attenzione il rapporto tra Trump e gli alleati dell’Alleanza atlantica, con dichiarazioni che hanno toccato Groenlandia, Iran, presenza delle truppe americane in Europa e sicurezza internazionale. Le parole pronunciate dal presidente Usa durante e dopo il vertice hanno mostrato due momenti distinti: la contestazione pubblica agli alleati e il successivo richiamo all’unità tra i leader. Entrambi gli aspetti hanno segnato il confronto conclusivo dell’incontro ad Ankara.




