Roma, l’addio alla contessa Patrizia De Blanck: la figlia Giada e la paura di restare sola
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il feretro, coperto da un velo di rose bianche e rosse, ha varcato la soglia della chiesa della Gran Madre di Dio a Ponte Milvio portato a spalla mentre all’esterno, tra i presenti, spiccava un cartello scritto a mano: “Addio contessa del popolo”. Così Roma ha salutato Patrizia De Blanck, scomparsa all’età di 85 anni dopo una carriera trascorsa tra salotti televisivi e cronache mondane, ma è stata la figlia Giada, con il suo dolore a fior di labbra e le parole spezzate dalla commozione, a rubare la scena in una mattina fredda di febbraio. La cerimonia, voluta semplice e lineare proprio come sarebbe piaciuto alla nobildonna – e in ciò Giada è stata inflessibile nel rispettarne le volontà – ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, tra cui volti noti come Carmen Di Pietro, Beppe Convertini ed Enzo Paolo Turchi, ma anche tanti cittadini comuni, quelli che la “contessa” l’avevano imparata a conoscere e ad apprezzare per la sua schiettezza, a tratti persino irriverente.
Tra i banchi della chiesa, e poi sul sagrato, l’aria era impregnata di un silenzio rispettoso che lasciava spazio solo ai singhiozzi trattenuti di chi, come la figlia, perdeva non solo una madre ma anche una complice, un’amica, un punto di riferimento inscindibile dalla propria esistenza. Giada De Blanck, ex naufraga dell’Isola dei Famosi e oggi lontana dai riflettori, si è fermata a parlare con i cronisti presenti, e lì ha lasciato trapelare tutta l’intensità di un legame viscerale, definito più volte come simbiotico. “La paura più grande di mamma”, ha confessato con la voce rotta, “era che io rimanessi da sola. Non mi aspettavo tutto questo amore, giuro che non so come ringraziarvi, da parte mia e soprattutto da parte sua”. E in quelle parole, pronunciate tra le lacrime, c’era il peso di una promessa implicita, quella di non crollare, di resistere, anche se – come ha aggiunto poco dopo – una parte di lei se n’è andata per sempre insieme alla contessa.
La malattia, il silenzio e le “bugie bianche” per proteggere la madre
A emergere con forza, nelle dichiarazioni rilasciate al termine della funzione, è stato anche il racconto degli ultimi, difficilissimi mesi vissuti nell’ombra. Giada ha rivelato di aver scelto consapevolmente di vivere il calvario della malattia della madre lontana da telecamere e curiosità, in un isolamento quasi monastico che aveva un unico scopo: proteggere Patrizia dalla crudeltà di uno sguardo esterno. “Per scelta ho vissuto tutto nel silenzio e nella riservatezza, in un momento estremamente delicato e terribile per tutte e due”, aveva scritto nei giorni precedenti sui social, e oggi ha aggiunto un tassello ulteriore a quel quadro di dedizione assoluta. “Le ho dato sempre la speranza che potesse guarire, mi sono fatta carico di questo. Scusami se ti ho detto qualche bugia bianca, ma per me la cosa più bella della vita era vederti serena”. Una confessione, questa, che getta una luce diversa sull’intera vicenda umana della De Blanck, mostrando il rovescio della medaglia di una donna pubblica, ironica e sopra le righe: una figlia che ha fatto da scudo, mentendo per amore, pur di regalare alla madre un briciolo di serenità in un percorso segnato dal dolore.
L’urna a forma di cuore e il ritorno a casa: “Sei con me per sempre”
Se il funerale è stato il momento del commiato pubblico, il gesto più intimo e privato è arrivato qualche giorno dopo, quando Giada De Blanck ha scelto di condividere con i suoi follower un’immagine carica di significato. Nello scatto pubblicato sui social, si vede un’urna cineraria a forma di cuore, posizionata in un angolo della casa di famiglia, circondata da petali di rosa, fiori bianchi e una candela accesa. Accanto, una fotografia della contessa sorridente. “Sei tornata. Sempre con me a casa come ti avevo promesso, e nel cuore sei e nel cuore mio vivrai sempre”, ha scritto Giada, suggellando un patto d’amore che va oltre la morte. Un’immagine potente, quasi poetica, che trasforma il lutto in una presenza costante e trasfigura il dolore in una quotidianità fatta di piccoli rituali. La figlia, che in questi giorni continua a gestire anche i profili social della madre pubblicando video d’archivio e ringraziando per i messaggi di affetto, ha così scelto di rendere visibile l’invisibile, portando Patrizia fisicamente tra le mura domestiche, lì dove hanno condiviso una vita intera, fino all’ultimo respiro.
L’eredità di una “contessa del popolo” tra semplicità e solidarietà
In linea con lo stile autentico e senza fronzoli che l’ha sempre contraddistinta, la famiglia ha chiesto esplicitamente di evitare dispendiosi omaggi floreali, preferendo invece un gesto concreto di solidarietà. All’esterno della chiesa, infatti, era stato allestito un punto per raccogliere donazioni a favore di un’associazione che si occupa della lotta ai tumori ossei nei bambini. “Mamma avrebbe preferito questo”, ha tenuto a sottolineare Giada, trasformando l’ultimo saluto in un atto di generosità. Una scelta che fotografa perfettamente lo spirito di Patrizia De Blanck: una nobildonna atipica, capace di farsi amare dal grande pubblico proprio per la sua mancanza di artificio, per quel suo essere “popolare” nel senso più nobile del termine. La sua eredità, fatta di ricordi televisivi, di un carattere indomabile e di un rapporto viscerale con la figlia, rimane impressa nella memoria collettiva, mentre Giada, adesso, cerca di imparare a vivere per due, come aveva promesso, portando avanti quel filo invisibile ma indistruttibile che lega una madre a una figlia.




