L'ultimo addio a Patrizia De Blanck, la promessa della figlia Giada: "Vivremo ancora insieme, non lasciarmi mai"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il silenzio di una casa romana, quella che per anni aveva ospitato i capricci, le risate e la verve di una delle ultime vere protagoniste della mondanità capitolina, si è popolato di nuovo di una presenza, seppur in una forma diversa, inaudita eppure tangibile. Patrizia De Blanck, la “contessa del popolo” scomparsa lo scorso 8 febbraio all’età di 85 anni dopo una lunga malattia che la figlia Giada ha scelto di affrontare nel più assoluto riserbo, lontano dai riflettori che pure avevano illuminato gran parte della sua esistenza, è infine tornata tra le mura domestiche. È stato un ritorno silenzioso, intimo, lontano dal clamore delle telecamere che l’avevano sempre cercata, un gesto d’amore compiuto dalla figlia per adempiere a una promessa, l’estrema volontà di una madre che, consapevole del suo destino, aveva chiestto di non essere mai lasciata sola. L’urna cineraria, un oggetto semplice dalla forma inconsueta di un cuore, è stata adagiata in un angolo della stanza, circondata da fiori bianchi, da una fotografia che ne cattura un sorriso e da una candela accesa a vegliare su quel sonno senza risveglio -2-3. “Sei tornata”, ha scritto Giada De Blanck sui social, condividendo con chi ha seguito la loro storia quel momento di raccolta devozione, “sempre con me a casa come ti avevo promesso e nel cuore sei e nel cuore mio vivrai sempre” -2-3.

La cerimonia funebre, celebrata giovedì 12 febbraio nella chiesa di Gran Madre di Dio a Ponte Milvio, era già stata un primo, commovente sigillo su questo legame viscerale. Più di cento persone, tra cui volti noti dello spettacolo come Carmen Di Pietro, Enzo Paolo Turchi e il conduttore Beppe Convertini, si erano strette attorno alla figlia quarantacinquenne, ma a emergere con forza era stata la natura quasi esclusiva di quel rapporto -1-6. Un cartello all'ingresso, “Addio contessa del popolo”, sintetizzava l'affetto del pubblico per una donna la cui vita era stata un intreccio di salotti nobiliari e platee televisive, ma all'interno, tra le lacrime e le preghiere, risuonavano le parole di Giada, spezzate dal pianto, che rivelavano il patto segreto che le aveva unite fino all'ultimo respiro. “La paura più grande di mamma”, aveva confessato la figlia, “era che io rimanessi da sola” -6. Una paura talmente potente da indurre Giada a una “bugia bianca”, una menzogna pietosa per infondere speranza, per regalarle una serenità che la malattia, definita dalla stessa Giada come devastante, stava irrimediabilmente consumando -3-6.

Il dolore di una figlia e le scelte di un addio

“Ho dato sempre la speranza a mamma che potesse guarire. Mi sono fatta carico di questo. Scusami se ti ho detto qualche bugia bianca ma per me la cosa più bella della vita era vederti serena” -6. Questa confessione, resa pubblica nel giorno del funerale, ha aperto uno squarcio sul calvario privato vissuto dalle due donne, lontano dai gossip e dalle cronache mondane che avevano spesso accompagnato la contessa. Giada ha raccontato di aver scelto consapevolmente il silenzio, una sorta di cordone sanitario mediatico, per proteggere la madre da uno sguardo esterno che in quel momento sarebbe stato solo impietoso. “Per scelta ho vissuto tutto nel silenzio e nella riservatezza, in un momento estremamente delicato e terribile per tutte e due”, aveva scritto nei giorni successivi alla scomparsa, “proteggendola da tutto, dalla sua devastante malattia e affrontando il dolore lontano da tutti” -3-10. Un isolamento che ha reso ancora più fragoroso, per contrasto, l’abbraccio della folla quel giovedì mattina, un affetto che Giada, sopraffatta, ha definito inaspettato: “Non mi aspettavo tutto questo amore. Non so come ringraziarvi. Spero che mamma mi guardi anche da lassù” -1. Coerentemente con lo spirito autentico e talvolta anticonvenzionale della madre, la famiglia aveva chiesto di sostituire i tradizionali omaggi floreali con donazioni a sostegno di un’associazione impegnata nella lotta ai tumori ossei infantili, trasformando il lutto in un seme di solidarietà -1-6.

Una promessa d'amore oltre la vita

Il rientro dell’urna a forma di cuore nella loro casa, avvenuto nei giorni successivi al funerale, rappresenta dunque non un punto di arrivo, ma la continuità di un’esistenza condivisa che la morte non ha avuto la forza di interrompere. L’immagine diffusa da Giada, con l’urna posizionata accanto al ritratto sorridente di Patrizia, circondata da petali e dalla luce tremula di una fiammella, è la rappresentazione visiva di quella promessa di non abbandono che la figlia aveva fatto e che ha solennemente mantenuto -2. La gestione dei profili social della madre, trasformati in una sorta di memoriale digitale dove vengono ripescati e pubblicati video d’archivio e vecchie fotografie, prosegue idealmente quel dialogo interrotto, un tentativo di tenere viva una voce che per decenni ha raccontato sé stessa senza filtri, tra uno scatto d’ira e una battuta sagace -3. “Una parte di me se n’è andata con lei”, aveva scritto Giada nell’annuncio della morte, “Vivrò per due, questa è la promessa. Vivrò per lei, che vive dentro di me e nel mio cuore per sempre. Neanche la morte potrà dividerci” -3-10. Oggi, in quella casa romana dove l’urna a cuore veglia sui ricordi di un’epoca, quella promessa trova la sua dimora più autentica, nel silenzio di una stanza che non è più vuota.

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