Nuova frontiera contro l’epilessia: a Taranto e Palermo i primi impianti del sistema Easee
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Redazione Salute
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Due interventi, distanti poche settimane l’uno dall’altro, hanno segnato una svolta concreta nella cura dell’epilessia farmacoresistente, una condizione che colpisce una percentuale significativa dei pazienti – si stima tra il 20 e il 30 per cento – e che fino a poco tempo fa lasciava pochi margini terapeutici. A Taranto, presso l’ospedale Santissima Annunziata, è stato impiantato il sistema Easee su una giovane paziente: si tratta del quinto intervento di questo tipo eseguito in Italia e del primo in Puglia, a pochi mesi dall’introduzione della tecnologia nel nostro Paese, avvenuta alla fine del 2025. Il dispositivo, uno stimolatore elettrico cerebrale, agisce direttamente sulle aree coinvolte nella generazione delle crisi, offrendo una possibilità concreta a chi non risponde ai farmaci antiepilettici tradizionali. L’intervento è stato reso possibile dalla collaborazione tra le équipe di Neurologia e Neurochirurgia, un lavoro multidisciplinare che la Asl di Taranto ha voluto sottolineare come elemento chiave del successo.
Un passo avanti nel Mezzogiorno: la prima volta in Sicilia
Quasi in contemporanea, un risultato analogo è stato ottenuto a Palermo, dove il Policlinico “Paolo Giaccone” ha eseguito per la prima volta nel Sud Italia un impianto di stimolatore epicranico per l’epilessia farmacoresistente. Non si trattava del medesimo dispositivo utilizzato a Taranto? In realtà sì, perché anche in quel caso si parlava del sistema Easee, seppure con lievi differenze procedurali: a Palermo l’intervento è stato il primo nel Meridione e il secondo a livello nazionale, preceduto soltanto dall’impianto pilota eseguito in un centro del Nord. La paziente siciliana, una giovane con una storia clinica complessa alle spalle, ha ricevuto la stimolazione cerebrale dopo anni di crisi che nessun farmaco era riuscito a controllare. I neurochirurghi dell’ateneo palermitano hanno lavorato in sinergia con i neurologi, replicando il modello organizzativo già sperimentato con successo a Taranto.
Come funziona il dispositivo e perché è innovativo
Il sistema Easee, va detto, appartiene a una nuova generazione di neurostimolatori impiantabili: a differenza dei vecchi dispositivi di stimolazione del nervo vago, questo agisce direttamente sulla corteccia cerebrale, con elettrodi posizionati in sede epicranica (cioè sopra la dura madre, senza penetrare nel parenchima cerebrale). La procedura, meno invasiva di una craniotomia tradizionale, riduce i rischi infettivi e quelli legati alla migrazione degli elettrodi. Ne è valsa la pena? I dati preliminari provenienti dai centri europei che già utilizzano la tecnologia da oltre un anno indicano una riduzione delle crisi superiore al 50 per cento in circa due terzi dei pazienti, un risultato notevole se si considera che si tratta appunto di soggetti con epilessia resistente ad almeno tre farmaci di prima linea. L’intervento tarantino, come quello palermitano, ha richiesto una pianificazione preoperatoria dettagliata, con mappatura delle aree epilettogene mediante video-EEG e risonanza magnetica ad alta definizione.
Sviluppi giudiziari e aspetti organizzativi
Nessuna inchiesta giudiziaria riguarda questi interventi, va precisato, ma in altre regioni italiane – e la cronaca nera lo ha documentato in modo rispettoso – si sono verificati casi di impianti eseguiti senza le dovute autorizzazioni o con dispositivi non ancora approvati dal ministero della Salute. A Taranto e Palermo, invece, l’iter è stato trasparente: le Asl competenti hanno acquisito tutte le nulla osta necessarie, e le procedure sono state autorizzate dai comitati etici locali. Resta aperta – e qui non si fa che riferire quanto emerso da fonti ospedaliere – la questione dei costi: ogni singolo dispositivo costa decine di migliaia di euro, e al momento il rinnovo del contratto per la fornitura dei materiali è in fase di rinegoziazione tra le direzioni sanitarie e l’azienda produttrice. Un problema non da poco, che però non ha impedito la realizzazione dei due impianti pugliese e siciliano, entrambi finanziati con fondi dedicati alla sperimentazione di tecnologie innovative.




