Famiglia nel bosco, il trasloco e i ricongiungimenti mancati tra le pieghe delle perizie di Garlasco e Paganelli
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Redazione Interno
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Dal primo aprile, per Nathan e Catherine, la coppia anglo-australiana al centro della complessa vicenda della “famiglia nel bosco”, si apre un nuovo capitolo, seppur ancora segnato dalla distanza dai loro tre figli. Lasceranno il b&b “La casetta di nonna Gemma”, che li ha ospitati finora, per trasferirsi in un’abitazione messa a disposizione gratuitamente dal Comune di Palmoli. Un passaggio, questo, che non rappresenta solo un cambio di indirizzo, ma una scelta precisa, maturata dagli stessi genitori per “non approfittare” oltre della generosità dei privati che li avevano accolti, un gesto interpretato dagli stessi come un rinnovato atto di fiducia nelle istituzioni che, tuttavia, ne hanno sospeso la responsabilità genitoriale. La nuova casa, situata nei pressi del campo sportivo, è descritta come un ambiente isolato e funzionale, una struttura ritenuta cruciale per eventuali sviluppi legati all’affidamento, soprattutto in considerazione della disponibilità manifestata dal padre, Nathan, a riallacciare un dialogo con i servizi sociali e a garantire un percorso educativo strutturato per i minori. Mentre la burocrazia rallenta i lavori nel casolare originario nel bosco, il trasferimento segna un ulteriore tassello in un iter giudiziario che vede la coppia rappresentata dagli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, i quali hanno depositato reclamo alla Corte d’Appello dell’Aquila sottolineando il diritto dei bambini a crescere in un ambiente familiare.
Un’attesa scandita da videochiamate e ordinanze
Il quadro attuale, infatti, è quello di una famiglia frammentata da provvedimenti giudiziari che si susseguono da settimane. Dopo la sospensione della potestà genitoriale, i minori sono stati collocati in una casa famiglia a Vasto, un luogo da cui la madre, Catherine, è stata a sua volta allontanata con un’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila risalente allo scorso 6 marzo. Il provvedimento, che l’aveva vista fino a quel momento vivere insieme ai piccoli nella struttura, dipingeva un ritratto della donna come “litigiosa e ostativa” nei confronti degli operatori, una valutazione scaturita dalle relazioni dell’assistente sociale e della stessa comunità di accoglienza. Da allora, i contatti tra madre e figli sono stati ridotti a brevi videochiamate registrate, un regime di separazione che il padre, Nathan, ha cercato di contrastare manifestando pubblicamente la volontà di ricostruire un’unità domestica stabile. In questo contesto, i legali della coppia puntano a valorizzare la figura paterna, descritta nelle relazioni dei servizi sociali come dotata di “piena capacità genitoriale”, nella speranza di ottenere un affidamento temporaneo che restituisca ai bambini quel “calore domestico” venuto meno dopo l’intossicazione da funghi che fece scattare l’allarme. Un’incontro tra Catherine e i bambini è atteso a breve, ma la strada verso il ricongiungimento appare ancora costellata di verifiche e passaggi burocratici, mentre la nuova casa del Comune si prepara ad accogliere i genitori in attesa di un verdetto che potrebbe ricomporre, o definitivamente segnare, le sorti della famiglia.
Garlasco, la guerra silenziosa dei computer e delle perizie
Se la vicenda di Palmoli si gioca tra affetti sospesi e scelte abitative, il giallo di Garlasco torna a infiammarsi esclusivamente dentro le aule di giustizia e sugli schermi televisivi, alimentato da uno scontro tecnico che non accenna a placarsi. La Procura di Pavia ha affidato a un nuovo consulente, Paolo Dal Checco, già noto per le sue frequenti collaborazioni con il programma televisivo “Le Iene”, l’incarico di condurre accertamenti informatici sui computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Una decisione che ha di fatto bloccato la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla difesa di Andrea Sempio – l’indagato per omicidio in concorso – la quale mirava a partecipare in contraddittorio all’esame dei dispositivi. La battaglia, quindi, si consuma a colpi di perizie contrapposte: da un lato gli esperti della famiglia Poggi, che hanno recentemente puntato l’attenzione su una cartella chiamata “Militare” nel computer di Stasi, contenente materiale privato che avrebbe scatenato un litigio con Chiara la sera prima dell’omicidio; dall’altro la difesa del condannato, che non solo definisce “irrilevanti” questi elementi, ma chiede a sua volta di analizzare il pc della vittima per verificare accessi e movimenti legati alla tesi di laurea del fidanzato. In questo incrocio di consulenze, ciò che emerge è il tentativo di ciascuna parte di scardinare le certezze dell’altra, in un quadro processuale dove le tracce digitali – spesso contestate per presunte manipolazioni – continuano a rappresentare il fulcro attorno a cui ruota la ricerca di una verità che appare sempre più sfuggente.
Pierina Paganelli e David Rossi: i nodi giudiziari che non si sciolgono
A Rimini, intanto, il processo per l’omicidio di Pierina Paganelli registra un rinvio che allunga i tempi dell’istruttoria. L’esame dell’unico imputato, Louis Dassilva, atteso per i prossimi giorni, è stato posticipato al 13 aprile dalla Corte d’Assise, che ha invece convocato per la data originaria due poliziotti della squadra mobile per concludere la fase testimoniale dell’accusa. Dassilva, attraverso i suoi legali, gli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, ha già manifestato la volontà di rispondere alle domande dei giudici, un passo che potrebbe avvicinare la conclusione del dibattimento, ormai proiettato verso le battute finali. La vicenda, segnata dalla morte della 78enne nel garage di via del Ciclamino, resta avvolta nel silenzio della cella dell’imputato, in attesa che la parola venga finalmente restituita a chi è chiamato a difendersi dall’accusa di omicidio volontario. Sul fronte delle inchieste mediatiche, le ultime novità relative alla morte di David Rossi, il manager dell’Mps trovato senza vita a Siena nel 2013, riaccendono periodicamente l’attenzione su una vicenda processuale ormai conclusa ma mai del tutto sopita, con la presenza di testimoni e nuovi elementi emersi nelle recenti trasmissioni televisive che continuano a mantenere vivo il dibattito sugli aspetti ancora oscuri di quella caduta.




