Il racconto di Roman al Parlamento europeo: "Ho visto i capelli di mia madre sotto le pietre"
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Redazione Esteri
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La sua voce, che ancora conserva il timbro acerbo dell'infanzia, ha incrinato la solenne compostezza dell'aula di Strasburgo. Roman Oleksiv, undicenne ucraino, ha parlato dinanzi ai deputati europei descrivendo, con una lucidità che ha gelato l'assemblea, il momento in cui la sua vita è stata spezzata. Era il 13 luglio 2022, una data che ha impresso nella sua memoria l'ultima immagine della madre, Galina, ventottenne, prima che l'ordigno esplodesse. "L'ho vista schiacciata sotto le pietre, e vedevo solo i suoi capelli", ha detto il bambino, ricordando l'attacco missilistico russo che colpì una clinica nella città di Vinnytsia, dove attendeva una visita medica.
Il lungo calvario tra coma e interventi chirurgici
Sopravvissuto miracolosamente, sebbene con il 45% del ustionato, Roman ha intrapreso un calvario medico durato anni. Trasferito in Germania per le cure, il suo corpo minuto è stato sottoposto a una serie impressionante di trentasei operazioni chirurgiche, un numero che da solo sintetizza la ferocia del conflitto e i suoi costi umani più invisibili. Il suo pallore e le occhiaie profonde, come ha notato chi lo ha osservato, sono i segni indelebili di una battaglia combattuta non in trincea, ma sui letti di un ospedale, tra anestesie e medicazioni.
L'emozione spezza anche la voce dell'interprete
A rendere ancor più straziante quel resoconto, asciutto nei fatti ma carico di un dolore indicibile, è stata la reazione immediata e incontrollabile dell'interprete incaricata di tradurre le sue parole. La professionista, il cui compito è tradurre con distacco, non è riuscita a proseguire, interrompendosi scossa dai singhiozzi. Quel pianto improvviso, quel cedimento umano di fronte all'orrore narrato da un bambino, ha costituito essa stessa una testimonianza potente, sottolineando come certe storie tragichino ogni barriera, persino quella linguistica. La sua interruzione ha creato un silenzio carico di pathos, amplificando il peso di ogni parola pronunciata da Roman.
Una testimonianza per non dimenticare
La sua apparizione si è svolta in occasione della proiezione di un documentario dedicato ai minori ucraini vittime della guerra. Roman, presentandosi semplicemente con un "Salve a tutti, mi chiamo Roman e ho 11 anni", ha offerto un volto e una storia alla fredda statistica dei caduti e dei feriti. Il suo racconto, privo di retorica, ha bypassato ogni discussione politica per mostrare la nuda realtà di un'infanzia rubata, di una normalità polverizzata in un istante da un attacco a un edificio civile. Le sue parole hanno ricordato che, al di là delle strategie militari e delle contese diplomatiche, il cuore di questa guerra continua a battere, ferito, in esistenze individuali segnate per sempre.




