Stellantis, la produzione a Mirafiori è un terzo rispetto all'era Marchionne

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Fiat, sotto la guida di Sergio Marchionne, produceva da sola un numero di autovetture di gran lunga superiore a quello attuale di Stellantis, un dato che, se paragonato alle stime di chiusura dell'anno in corso, delinea un panorama industriale profondamente mutato. A Mirafiori, cuore storico della produzione torinese, si assemblava quasi il triplo delle vetture che oggi escono dagli stabilimenti, con l'intero sistema nazionale che superava agevolmente la soglia del milione di unità, un traguardo che appare oggi lontanissimo. Le proiezioni per l'anno in corso, infatti, si attestano ben al di sotto delle duecentomila vetture, su un totale di trecentodiecimila veicoli, cifre che raccontano di un ridimensionamento strutturale e di una crisi che perdura, quasi ininterrottamente, da quasi due decenni, con la cassa integrazione divenuta una compagna fedele per molti.

L'indotto in frantumi

La contrazione della produzione principale si ripercuote, in un effetto a catena inarrestabile, sull'intero ecosistema delle aziende fornitrici, molte delle quali sono costrette a spegnere i motori. Una piccola commessa per il modello Tonale, per citare un caso concreto, è bastata a malapena a giustificare il lavoro di quindici persone, un numero irrisorio se confrontato con i novantacinque dipendenti che fino a poco tempo fa erano impiegati presso la Pmc, azienda dell'indotto. Quest'ultima, dopo aver annunciato venti di crisi, ha comunicato al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy la decisione di liquidare la società e di dichiarare l'esubero di tutto il personale, gettando un'ombra pesante sul futuro di molti.

La situazione negli stabilimenti del centro-sud

La medesima aria di incertezza grava sullo stabilimento di Termoli, dove la sospensione della produzione del motore Fire ha avuto ripercussioni molto rilevanti. Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, ha riferito di un contratto di solidarietà che coinvolge 1.821 lavoratori, evidenziando come l'impegno del gruppo di trasferire la produzione di un cambio elettrico costituisca un passo in avanti. Quest'assegnazione produttiva, che prima non esisteva, interesserà circa duecentocinquanta o trecento lavoratori, un intervento che, sebbene positivo, rimane comunque limitato rispetto alle esigenze complessive del sito industriale.

Le proteste della politica regionale

In Abruzzo, intanto, la crisi del settore automotive suscita dure reazioni nel panorama politico. Daniele Marinelli, segretario regionale del Partito Democratico, ha accusato il presidente della Regione e l'assessora competente di limitarsi a passerelle negli stabilimenti Stellantis, auspicando un rilancio a cui, a suo dire, non avrebbero minimamente lavorato. Le sue dichiarazioni sottolineano un tracollo industriale certificato dai dati, un forte calo produttivo che richiederebbe, secondo questa visione, politiche industriali serie e tempestive da parte della Regione, interventi che finora non si sarebbero concretizzati.

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