Gaia Tortora e lo sguardo spezzato di un'Italia che non dimentica
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Gaia Tortora, che allora aveva appena tredici anni e si preparava all'esame di terza media, ricorda con struggente precisione il giorno in cui vide il padre, Enzo, essere ammanettato e condotto via dalla caserma, un'esperienza traumatica che la portò a rinchiudersi in se stessa, smettendo persino di parlare. Solo l'intervento rassicurante di un amico di famiglia, Piero Angela, riuscì a rompere quel muro di silenzio e dolore, sebbene oggi, di quelle parole di conforto, non conservi che il ricordo del gesto affettuoso in sé. Quella stessa immagine, divenuta una ferita indelebile nella coscienza collettiva nazionale, è ora al centro della nuova fatica cinematografica di Marco Bellocchio, "Portobello", presentata alla Mostra del Cinema di Venezia. Il regista affida la potente interpretazione di quell'uomo tradito e stupefatto a Fabrizio Gifuni, il quale restituisce tutto lo smarrimento e la dignità offesa del noto conduttore televisivo.
L'arresto di Enzo Tortora, avvenuto il 17 giugno del 1983 con l'accusa infamante di essere collegato alla camorra, rappresentò un momento di cecità giudiziaria e mediatica senza precedenti, un caso che finì per simboleggiare le profonde storture di un'epoca. La scena, trasmessa a reti unificate e impressa nella memoria di chi allora era spettatore, mostrava un uomo, fino a quel momento stimato per la sua signorilità televisiva, costretto a un calvario sotto i flash dei fotografi e gli insulti della folla, un'icona di ingiustizia che Bellocchio indaga con la sua consueta profondità. La serie, della quale sono state anticipate soltanto le prime due puntate su sei, lascia il pubblico in una sospensione carica di aspettativa, costringendo a un'attesa che si protrarrà fino al marzo del 2026 per conoscerne l'intero sviluppo.
Quel fatto di cronaca nera, che si rivelò poi un macroscopico errore giudiziario basato su dichiarazioni false e ritrattate, non fu solo una tragedia personale per Tortora e la sua famiglia, ma un evento che scalfì la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Le indagini, che poi ne dimostrarono l'assoluta estraneità alle accuse, furono condotte con metodi che la storia ha successivamente bollato come approssimativi e gravemente lesivi dei diritti di un innocente. La sua successiva, completa riabilitazione, seppur arrivata, non poté mai cancellare del tutto l'onta di quel trattamento, né restituire interamente gli anni rubati e la salute minata dalla vicenda.




