La storia di Elena, la 21enne ritrovata a Firenze dopo la fuga da Foggia: "Voglio stare con lui"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è conclusa dopo dodici giorni di ricerche, che avevano mobilitato le forze dell’ordine tra Puglia e Toscana e tenuto col fiato sospeso l’opinione pubblica, la vicenda di Elena Rebeca Burcioiu, la giovane di origine rumena di cui si erano perse le tracce lo scorso 2 marzo a Foggia. È stata la stessa ventunenne, in buone condizioni di salute e in compagnia di un connazionale poco più grande di lei, a fermare un equipaggio della Polizia di Stato nei pressi dello stadio di Firenze, dichiarando senza esitazioni la propria identità e, soprattutto, la volontarietà del proprio allontanamento. La sua decisione, ribadita più volte agli agenti che l’hanno poi accompagnata in Questura per gli accertamenti del caso, ha di fatto chiuso il capitolo ricerche per aprirne un altro, ben più complesso, che tenta di ricostruire le motivazioni profonde di una fuga che l’ha portata da una strada della Capitanata ai viali del capoluogo toscano.

L’ultima volta sulla statale 16 e la traccia del telefono

L’allarme era scattato la sera stessa della scomparsa, quando una connazionale e coinquilina di Elena, una trentottenne che condivideva con lei un appartamento a Canosa di Puglia, si era presentata in Questura a Foggia per denunciare il suo mancato ritorno. Nel suo racconto, un elemento cruciale: le due ragazze, arrivate in Italia circa tre mesi prima con l’intenzione di lavorare come braccianti agricole, si prostituivano insieme da alcuni giorni lungo la statale 16, nel tratto tra Foggia e San Severo, per racimolare denaro. Quella mattina, Elena era salita a bordo di una Bmw nera guidata da un uomo che aveva appena conosciuto, e da quel momento l’amica non l’aveva più vista. Gli investigatori, nelle ore immediatamente successive, avevano ritrovato il suo telefono cellulare – probabilmente dismesso per evitare di essere geolocalizzata – e il suo giubbotto di pelliccia bianca abbandonati in strada, ritrovamenti che avevano fatto temere il peggio e indirizzato le ricerche anche in pozzi e casolari abbandonati della zona, facendo pensare all’azione di un possibile aggressore.

L’ombra dello sfruttamento e l’incontro con l’uomo

A complicare il quadro investigativo, sin dai primi giorni, era emersa la figura di un cittadino straniero, un uomo dell’Est Europa che, secondo la denuncia dell’amica, avrebbe minacciato lei ed Elena pochi giorni prima della scomparsa, chiedendo loro un pizzo di 150 euro ogni tre giorni in cambio della possibilità di continuare a prostituirsi su quella piazza. Le due avevano rifiutato la proposta di lavorare per lui, e questo episodio aveva fatto inizialmente concentrare le attenzioni degli inquirenti sulla pista del racket e di un possibile rapimento a scopo di sfruttamento. Tuttavia, il ritrovamento della giovane a Firenze ha spostato l’asse delle indagini: l’uomo con cui era stata vista l’ultima volta a Foggia, quello alla guida della Bmw, non era il presunto sfruttatore albanese, bensì un giovane connazionale con cui Elena aveva scelto di andare via. Un’amica, forse, ma anche e soprattutto un tentativo di sottrarsi a una vita di strada che, sebbene intrapresa da poche settimane, l’aveva già esposta a minacce e violenze psicologiche.

Firenze, la volante e la dichiarazione spontanea

Ieri sera, la svolta inaspettata. Elena e il suo accompagnatore, che secondo una prima ricostruzione si trovavano a Firenze già da diversi giorni e avrebbero persino partecipato a serate in discoteca, hanno notato una volante della polizia e hanno deciso di avvicinarsi. La ragazza, con determinazione, ha riferito agli agenti di stare bene e di voler rimanere con quell’uomo, mettendo fine a qualsiasi ipotesi di coercizione o sequestro. Portata negli uffici della Questura di Firenze per i dovuti accertamenti e per mettersi in contatto con i colleghi di Foggia, Elena ha confermato la natura consensuale della sua fuga, lasciando agli investigatori il compito di ricostruire l’esatta dinamica dei suoi spostamenti e il perché non abbia sentito il bisogno, in quasi due settimane, di rassicurare l’amica che aveva denunciato la sua scomparsa. Una storia, quella di Elena, che si intreccia inevitabilmente con il dramma silenzioso dello sfruttamento della prostituzione giovanile, un fenomeno che vede ragazze sempre più giovani, arrivate in Italia cariche di speranze, finire incastrate in un ingranaggio dal quale, come nel suo caso, si cerca di uscire anche con una fuga d’amore o, più semplicemente, con un tentativo disperato di ricominciare altrove.

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