Andy Warhol e l’Italia, un legame che rivive in tre mostre tra Milano, Ferrara e Massa
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La primavera del 2026 segna un ritorno massiccio e articolato di Andy Warhol in Italia, con tre esposizioni che, seppur diverse per impostazione e sede, concorrono a tracciare un ritratto complesso del rapporto tra il padre della Pop Art e il nostro paese. A Milano, la Galleria Crédit Agricole, negli spazi del Refettorio delle Stelline di corso Magenta, propone dal 20 marzo al 20 giugno un focus intimo e documentario, “Andy Warhol. Passaggio in Italia 1975-1987”, che riannoda i fili di un decennio cruciale. È un racconto che parte dal mercato e dall’incontro con galleristi illuminati come Lucio Amelio e Luciano Anselmino, figure che commissionarono all’artista americano opere destinate a diventare iconiche proprio nel loro rapporto con la penisola.
Un racconto documentario tra Napoli e Milano, con Vesuvio e Cenacolo
L’esposizione milanese, che mette in dialogo le opere warholiane con le collezioni di Crédit Agricole, trova i suoi due fulmani in “Vesuvius” e “The Last Supper”. La prima serie, concepita a Napoli, riflette quel tentativo, voluto da Amelio, di usare l’arte come scossa rigenerante per una città ferita dal terremoto e dalla violenza politica; le reinterpretazioni del vulcano, elettriche e cromaticamente violente, diventano emblema di una furia creativa e distruttiva insieme. La seconda, l’Ultima Cana, rappresenta forse il nodo più complesso e commovente del percorso. Warhol, cattolico osservante, non guarda al capolavoro di Leonardo direttamente, ma ne usa una riproduzione settecentesca, quella di Raphael Morghen, per innestare il suo processo di replica seriale e colorazione industriale. Realizzate per la mostra che proprio lì, alle Stelline, l’artista inaugurò un mese prima di morire, il 22 gennaio del 1987, quelle tele diventano l’estremo atto pubblico di un uomo che, come ricordano le cronache dell’epoca, si presentò “magro e pallido, parrucca bianca, grandi occhiali, un felpone nero” accolto da una folla che bloccò corso Magenta, in una coda che oggi chiameremmo da rockstar.
Il ritorno a Ferrara della serie trasgressiva “Ladies and Gentlemen”
Parallelamente, Ferrara celebra un anniversario fondamentale. Dal 14 marzo al 19 luglio, Palazzo dei Diamanti ospita “Andy Warhol. Ladies and Gentlemen”, una riedizione dell’omonima e trasgressiva esposizione che lo stesso Warhol presentò nella città estense nel 1975-76, evento che segnò una svolta nella sua poetica. Se prima l’obiettivo di Warhol era fissato sulle icone patinate dello star system, da Marilyn a Liz Taylor, con questa serie l’artista sposta la sua attenzione su soggetti anonimi e ai margini, ritraendo drag queen afroamericane e portoricane. Ne emerge una galleria di volti vividi e potenti, un’esplorazione dell’identità di genere e della costruzione dell’immagine che, a cinquant’anni di distanza, conserva intatta la sua forza provocatoria e anticipa dibattiti contemporanei. La mostra, che vanta la collaborazione dell’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, mette in fila oltre centocinquanta lavori tra acrilici, disegni e Polaroid, accostando ai ritratti della serie “Ladies and Gentlemen” altre icone del Novecento come Mick Jagger, Liza Minnelli e Grace Jones, fino a una sala dedicata agli autoritratti, dove l’artista indaga i confini labili della propria identità.
A Massa, un omaggio da collezioni private tra serigrafie e cimeli
A completare questo trittico espositivo, che copre l’intera primavera, ci pensa Massa. Dal 28 marzo al 28 giugno, il Mug 2 di via Alberica ospita una mostra dal taglio differente, “Omaggio a Warhol e alla pop art”, curata dalla direzione di Clara Mallegni e che attinge a piene mani da collezioni private. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso una trentina di opere, tra serigrafie e fotografie, che ripercorrono i grandi temi della ricerca warholiana: dal versante politico con l’immagine di Mao Tse-tung, alla serialità dei fiori, fino al consumismo iconico delle celebri zuppe Campbell. Un’attenzione particolare è riservata alla figura di Marilyn Monroe, a cento anni dalla nascita, e al rapporto con il mondo della musica, documentato da copertine di dischi celebri come la banana dei Velvet Underground. Non solo, perché la mostra massese prova a instaurare un dialogo con la contemporaneità, inserendo nel percorso anche le interpretazioni di artisti odierni che a quell’universo pop si ispirano, e trasformando la visita in un’esperienza partecipata con un contest creativo finale. Un filo rosso, quello delle copertine di LP, che lega tutte e tre le mostre, ricordando anche la collaborazione di Warhol con Loredana Bertè per l’album “Made in Italy” del 1981, un ulteriore tassello del suo sguardo curioso e partecipe sulle peculiarità del nostro paese.
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