Zelensky: 'Trump chiede la cessione del Donbass, serve un referendum'
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Redazione Esteri
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La pressione dell'amministrazione Trump su Kiev affinché accetti un ritiro dal Donbass, regione al centro del conflitto, definisce una nuova e delicata fase diplomatica. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, confermando le insistenze statunitensi, ha tuttavia posto una condizione netta: "qualsiasi compromesso sulle terre", ha dichiarato, "dovrebbe essere deciso con una consultazione popolare". Una posizione, la sua, che trasforma la proposta di un referendum da ipotesi a possibile strumento negoziale, sebbene immediatamente respinta da Mosca, la quale considera quei territori ormai parte integrante della Federazione Russa.
La risposta di Mosca e il nodo delle trattative
Dal Cremlino, attraverso la voce del consigliere presidenziale Yuri Ushakov, è giunta una chiusura senza appello. Ushakov ha bocciato senza esitazione l'ipotesi di una consultazione elettorale, affermando che "un cessate il fuoco ci potrà essere solo dopo il ritiro delle truppe di Kiev dal Donbass". La dichiarazione, riportata dalle agenzie di stampa russe, chiarisce ulteriormente la posizione negoziale di Mosca, che si presenta come non negoziabile. Lo stesso consigliere ha espresso scetticismo sull'esito delle consultazioni in corso tra Occidente e Ucraina, dichiarando di non credere che la Russia sarà "completamente soddisfatta" dal piano rivisto, il che lascia intendere come il percorso per un'intesa sia tutt'altro che spianato.
Il movimento diplomatico e la posizione americana
Nel frattempo, il lavoro delle cancellerie prosegue a ritmo serrato, con incontri multilaterali che si susseguono. Sabato i funzionari di Ucraina, Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna si sono incontrati a Parigi, mentre lunedì a Berlino potrebbe tenersi un vertice con i leader dell'Unione Europea. La presenza del presidente americano Donald Trump a quest'ultimo appuntamento non è esclusa, segnale dell'impegno diretto della Casa Bianca. Trump ha posto una condizione precisa per la partecipazione statunitense a questi tavoli: ha dichiarato che gli Usa non prenderanno parte agli incontri se non ci saranno "buone chance" di concludere un'intesa, spingendo quindi per un negoziato concreto e dai tempi rapidi, basato sul suo piano di pace che include il ritiro ucraino dall'intera regione del Donbass.
Le smentite di Kiev e lo scenario attuale
In un quadro già complesso, Kiev ha anche smentito categoricamente le voci, circolate su alcuni media stranieri, riguardanti un presunto via libera ucraino all'ipotesi di una zona cuscinetto nell'area del Donbass. Una smentita che serve a ribadire la volontà di non cedere a soluzioni imposte senza un formale processo di legittimazione. Mentre sul campo, secondo le cronache, le forze russe continuano ad avanzare a ritmo sostenuto nei territori orientali, la partita si gioca ormai su due piani distinti ma inevitabilmente connessi: quello militare, che vede Mosca spingere per consolidare i propri guadagni territoriali, e quello diplomatico, dove le pressioni per una soluzione negoziata si intensificano, seppur tra visioni ancora profondamente distanti sull'assetto futuro della regione.




