Il Lecce affonda al Sinigaglia, Di Francesco si prende le colpe ma vede ingenuità assurde

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un filo sottile che separa la sconfitta meritata da quella che lascia l’amaro in bocca per le occasioni sprecate, e il Lecce di Eusebio Di Francesco, al termine della gara persa per 3-1 contro il Como, ha avuto la netta sensazione di aver attraversato entrambe le dimensioni nel giro di novanta minuti. La squadra salentina, scesa in campo allo stadio Giuseppe Sinigaglia con l’obiettivo di dare continuità ai risultati utili, si è ritrovata travolta da un primo tempo giocato dagli uomini di Cesc Fabregas a ritmi altissimi, subendo tre reti che hanno di fatto chiuso la partita già prima dell’intervallo. L’allenatore, intervenuto ai microfoni nel post-partita, non ha cercato alibi, anzi: ha puntato il dito contro i suoi, ma senza dimenticare di caricarsi sulle spalle il peso della responsabilità tecnica. La sua analisi è partita dagli episodi, quelli che nel calcio decidono le sorti di un campionato, e che contro i lariani hanno preso una piega sinistra per i colori giallorossi.

“Sono episodi particolari”, ha esordito Di Francesco parlando della sequenza di marcature subite, quasi a voler sottolineare la natura accidentale di certe disattenzioni. Il primo gol, quello di Lassana Coulibaly, è nato da una transizione difensiva mal gestita: “Siamo scappati male, bravi loro e ingenui noi”, ha commentato, sintetizzando in poche parole la differenza abissale tra la cattiveria del Como e la passività del suo reparto arretrato. Ma l’ingenuaità che sembra aver scosso maggiormente l’ex tecnico della Roma è quella relativa alla seconda rete subita. Coulibaly, lo stesso centrocampista che pure aveva trovato la via del gol, è scivolato in una zona nevralgica del campo, innescando l’azione che ha portato al pareggio prima e al sorpasso poi. “Non abbiamo fatto tutti quella corsa indietro”, ha spiegato Di Francesco, sottolineando come l’errore individuale, in quei frangenti, diventi sistemico se i compagni non reagiscono con la stessa determinazione. “In quel caso lì non bisogna fermarsi”, ha aggiunto, quasi a voler evocare una legge non scritta del calcio: quando un compagno cade, gli altri devono raddoppiare gli sforzi per tamponare la falla. Cosa che invece non è accaduta.

Il tecnico giallorosso e l'analisi degli errori difensivi

Se i primi due gol lasciano comunque spazio a una qualche giustificazione legata alla dinamica del gioco, il terzo ha rappresentato, per stessa ammissione dell’allenatore, il momento di rottura più netto. “Mi sono molto arrabbiato con i miei ragazzi”, ha confessato, e non è difficile capire il perché. Sul calcio piazzato battuto da Lucas Da Cunha, i difensori salentini hanno letteralmente perso Marc-Oliver Kempf, che ha insaccato di testa a pochi passi dalla linea di porta. “Avere un 5 contro 3 in area è assurdo”, ha tuonato Di Francesco, e l’aggettivo non è banale: descrive una situazione di superiorità numerica difensiva che avrebbe dovuto garantire la copertura di ogni uomo, e che invece si è trasformata in un buco nero. È in quel frangente che la partita ha cambiato definitivamente volto, con i padroni di casa che hanno dilagato e il Lecce che è crollato mentalmente, incapace di reagire a una sequenza di colpi che avrebbero messo ko qualsiasi squadra.

Tutta la responsabilità, secondo Di Francesco, non può però ricadere esclusivamente sui giocatori in campo. “Le responsabilità sono mie”, ha dichiarato senza giri di parole, e la frase assume un peso specifico notevole in un momento della stagione in cui ogni punto diventa fondamentale per allontanarsi dalla zona calda della classifica. Il Lecce, complice anche questo passo falso, resta inchiodato al terzultimo posto con 24 punti, in piena lotta per non retrocedere insieme a Fiorentina e Cremonese. Di Francesco ha voluto comunque sottolineare il rammarico per una prestazione che, nei primi minuti, aveva lasciato intravedere qualcosa di positivo: “È un peccato perché avevamo impattato bene sulla partita”. La squadra, dopo il vantaggio iniziale, sembrava poter gestire, ma la reazione del Como, galvanizzata dal talento di giocatori come Perrone e dalla verve di un Jesus Rodriguez finalmente a segno per la prima volta in Serie A -1, ha spazzato via ogni certezza tattica.

Dall’altra parte, Cesc Fabregas ha potuto sorridere per una vittoria che consolida il quinto posto in classifica, in piena corsa per un sogno europeo che fino a pochi mesi fa sembrava utopia. “Sono tre punti pesanti per noi, per dare continuità”, ha commentato il tecnico spagnolo, soddisfatto per la maturità mostrata dai suoi ragazzi nel ribaltare il risultato dopo l'iniziale svantaggio. La scelta di lasciare inizialmente in panchina Nico Paz, come ha spiegato, è stata “una scelta privata, a livello di cultura nostra, siamo una squadra”. Un concetto che rimanda all’idea di un gruppo coeso, dove l’importanza del collettivo supera quella dei singoli. Il suo Como ha saputo soffrire e poi colpire, dimostrando una personalità che sta diventando il marchio di fabbrica di questa gestione.

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