Bungie taglia ancora, e Destiny 3 sprofonda nell’incertezza

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Si è spenta la voce che annunciava nuovi aggiornamenti, e al suo posto – in un silenzio carico di implicazioni – è arrivata la conferma che nessuno, tra i fedelissimi della saga spaziale, avrebbe voluto sentire. Destiny 2, l’ultimo baluardo di un’era ludica durata quasi un decennio, smetterà di ricevere supporto attivo dopo l’aggiornamento programmato per giugno, battezzato “Monument of Triumph”. Un contenuto, quest’ultimo, che si configura come una sorta di epitaffio giocabile più che come un vero e proprio trampolino di lancio verso il futuro. E proprio mentre i server si preparano a congelare lo stato attuale del gioco, una doccia fredda aggiuntiva arriva da un report attribuito a Bloomberg: Bungie sarebbe infatti davanti a un nuovo, significativo giro di licenziamenti.

Lo sviluppo congelato e il peso delle perdite

Il punto più dolente, nella ricostruzione che filtra dagli ambienti finanziari e interni allo sviluppatore, non risiede però solo nel taglio del personale – per quanto doloroso – quanto nell’assenza di un qualsiasi progetto già approvato che possa assorbire il team storico incaricato della serie. Destiny 3, a conti fatti, non risulta essere in produzione immediata. Anzi, stando alle medesime fonti, Sony non avrebbe ancora dato il via libera a un nuovo capitolo, lasciando il franchise in una sorta di limbo produttivo. E questo avviene in un contesto economico già gravemente compromesso, se si considera che nell’ultimo anno fiscale la casa madre nipponica ha riportato perdite per riduzione di valore pari a circa 765 milioni di dollari, riconducibili proprio agli “asset immateriali e ad altre attività” riconducibili a Bungie.

Marathon al centro, Destiny ai margini

La dirigenza, secondo la ricostruzione, avrebbe a lungo valutato alcune soluzioni per rendere Destiny 2 più accessibile ai nuovi giocatori, con l’obiettivo dichiarato di allungarne il ciclo vitale; alla fine, però, la scelta è ricaduta su un’altra direzione. Lo spostamento di sviluppatori e risorse si è orientato in massa verso Marathon, lo sparatutto a estrazione pubblicato nello scorso marzo. Un titolo, quest’ultimo, che non sembra però aver ancora preso completamente piede: la transizione, insomma, appare tanto netta quanto rischiosa, e lascia Destiny 2 – con i suoi milioni di “guardiani” – a osservare da bordo campo un futuro che si fa ogni giorno più opaco.

La rabbia silenziosa dei fan e il peso della cronaca aziendale

La notizia, nell’aria già da diverse settimane, è arrivata come un pugno nello stomaco per chi ha costruito alleanze virtuali e routine notturne attorno all’universo dei Guardiani. La comunicazione ufficiale dello studio, secca e priva di fronzoli, ha scatenato un’ondata di reazioni che si è riversata in modo quasi catartico proprio sulle recensioni di Marathon – quasi a voler segnalare, attraverso il voto negativo, il malessere per un abbandono percepito come prematuro. Non si tratta, va detto, di una crisi improvvisa: il biennio appena trascorso era già stato costellato di voci e allarmi, e i licenziamenti “significativi” di cui parla Bloomberg sembrano essere l’atto conclusivo di una lunga fase di ristrutturazione. Nessuna sintesi, qui, è possibile: c’è solo una transizione forzata, un capitolo che si chiude senza che il successivo sia nemmeno stato scritto.

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