Troppi errori nella somministrazione dei farmaci nelle rsa: una pillola su tre viene alterata
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Redazione Salute
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Una fotografia allarmante, quella che emerge dalla prima indagine nazionale condotta sull’uso dei medicinali nelle Residenze Sanitarie Assistenziali, dove la pratica di triturare compresse o aprirne il contenuto, sebbene molto diffusa, nasconde spesso una pericolosa inappropriatessa. Gli esperti, analizzando i dati preliminari, sottolineano come queste manipolazioni, talora necessarie per gli ospiti con disfagia, possano vanificare l’effetto terapeutico o addirittura diventare un rischio per la sicurezza di chi le maneggia. Il quadro è ulteriormente complicato dal numero elevato di principi attivi che ogni anziano è chiamato ad assumere quotidianamente, un dato che di per sé moltiplica le possibilità di interazioni dannose.
Un cocktail di farmaci con interazioni pericolose
La politerapia, infatti, resta la norma in queste strutture, con una media di otto farmaci al giorno prescritti a ciascun assistito. Questo approccio, se da un lato cerca di gestire le numerose patologie croniche tipiche della terza età, dall’altro espone una fetta significativa degli ospiti a conseguenze non calcolate. Il 42% di loro, stando alle rilevazioni, è soggetto ad almeno un’interazione farmacologica potenzialmente pericolosa, con situazioni limite in cui si arriva a contare fino a sette interferenze contemporanee tra i vari principi attivi, un carico silenzioso che il metabolismo già fragile di un anziano può faticare a sostenere.
La manipolazione impropria delle pillole
Accanto a questo, cresce la preoccupazione per le modalità con cui i farmaci vengono materialmente somministrati. L’indagine, promossa dalla Società Italiana di Geriatria e Gerontologia, rivela che una compressa su tre viene sistematicamente tritata o spezzata, mentre una su quattro viene aperta per estrarne il contenuto. Prassi che, sebbene motivate dall’intento di facilitare la deglutizione, si rivelano del tutto sbagliate nel 13% dei casi esaminati. Alcuni medicinali, infatti, sono dotati di speciali rivestimenti che ne controllano il rilascio nell’organismo o che proteggono lo stomaco; alterarne l’integrità significa distruggere questa protezione, con effetti imprevedibili sull’efficacia della cura. Altri, poi, contengono principi attivi che potrebbero risultare nocivi se inalati dagli operatori durante la preparazione.
La necessità di un approccio più consapevole
Il monito lanciato da geriatri come Dario Leosco e Andrea Ungar punta a scuotere la routine delle strutture, chiamandole a una maggiore attenzione nelle procedure. Non si tratta di demonizzare pratiche a volte indispensabili, ma di applicarle con cognizione di causa, dopo aver verificato la compatibilità del farmaco alla manipolazione e valutato ogni alternativa disponibile. La complessità della gestione farmacologica in geriatria richiede un costante aggiornamento, poiché anche un gesto apparentemente banale come spezzare una pillola può avere ripercussioni cliniche di una certa entità, minando la sicurezza di terapie già di per sé articolate.




