Ricerca, firmato il decreto Bernini: 60,7 milioni per assumere duemila ricercatori
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Redazione Interno
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La macchina amministrativa del ministero dell’Università e della Ricerca ha messo a punto il meccanismo di reclutamento che, con uno stanziamento complessivo destinato ad attestarsi sui 60,7 milioni di euro annui a regime, consentirà l’assunzione di duemila ricercatori. La titolare del dicastero, Anna Maria Bernini, ha apposto la propria firma sui decreti attuativi del piano straordinario di reclutamento e valorizzazione del personale della ricerca, una misura prevista dalla legge di Bilancio 2026 e pensata per rendere strutturali quelle competenze, e con esse il capitale umano, sviluppate grazie ai progetti finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’intervento, stando a quanto si apprende dalle bozze del provvedimento, si articolerà in una progressione finanziaria che vede per l’anno in corso una dotazione pari a 18,5 milioni di euro, cifra destinata a crescere fino al picco dei 60,7 milioni a partire dal 2027; un meccanismo, questo, che dovrebbe consentire agli atenei e agli enti di ricerca di programmare con maggiore serenità il proprio fabbisogno di personale, evitando quella precarietà che troppo spesso ha caratterizzato il settore.
La distribuzione territoriale delle risorse tra atenei e enti di ricerca
La ripartizione dei fondi, come illustrato nei documenti ministeriali, interesserà l’intero territorio nazionale con un criterio che premia, almeno nelle intenzioni, la capacità progettuale espressa in questi anni. Alla Campania, per fare un esempio concreto, andranno 5,4 milioni di euro che permetteranno la stabilizzazione di 184 ricercatori; tra questi, 79 sono attualmente impegnati su progetti riconducibili al Pnrr, e il grosso delle assunzioni, circa 117, riguarderà l’Università Federico II di Napoli, cui sono destinati 3,4 milioni. La Puglia, dal canto suo, si prepara ad accogliere 98 nuovi ricercatori grazie a una prima tranche di 653 mila euro per il 2026, con un successivo consolidamento del finanziamento che, dal 2027, supererà i 2,8 milioni annui. In Lombardia, invece, il pacchetto complessivo sfiora i 7 milioni, con il Politecnico di Milano che da solo potrà contare su 2,2 milioni per 75 ricercatori – 41 dei quali provenienti dal Pnrr – mentre la Statale e la Bicocca seguiranno rispettivamente con 52 e 37 nuove unità.
La strategia per il consolidamento del personale e il ruolo del Pnrr
Dei duemila ricercatori complessivi che verranno assunti, poco più della metà – per l'esattezza 1.051 – sono inquadrati come ricercatori Pnrr, a testimonianza di come l’obiettivo governativo sia quello di non disperdere quel patrimonio di competenze che i fondi europei hanno contribuito a formare e ad aggregare intorno ai progetti. Nel dettaglio, 847 di questi troveranno collocazione nelle università, mentre i restanti 204 confluiranno negli enti di ricerca vigilati dal ministero. Questi ultimi, va detto, beneficeranno di una dotazione specifica che nel 2026 sarà di 7,2 milioni e che dal 2027 si attesterà su 8,7 milioni annui, permettendo l’ingresso stabile di 276 fra ricercatori e tecnologi; al Consiglio nazionale delle ricerche, per esempio, andranno 2,7 milioni a regime per 97 unità, mentre l’Istituto nazionale di fisica nucleare potrà contare su 2,9 milioni per 91 assunzioni.
L’impatto sulle università locali e il meccanismo del cofinanziamento
Scendendo ancor più nel dettaglio della geografia degli interventi, emerge come il Piemonte riceverà 3,6 milioni per 125 ricercatori – 56 dei quali Pnrr – con il Politecnico di Torino che da solo ne assorbirà 63. Il Lazio potrà contare su 4,5 milioni e 154 assunzioni, e la parte del leone la farà la Sapienza con 2,5 milioni destinati a 87 ricercatori. La Calabria, con 1,3 milioni, assumerà 46 giovani scienziati, mentre la Sicilia, forte di 3,4 milioni, ne inserirà 118. Va segnalato, inoltre, che a questi fondi ministeriali potranno sommarsi ulteriori risorse derivanti dal cofinanziamento da parte dei singoli atenei e enti, i quali potranno coprire fino al 50 per cento del costo delle assunzioni; un meccanismo che di fatto, come spiegano al Mur, consente di raddoppiare l’investimento iniziale, rafforzando in maniera strutturale e non episodica il reclutamento nel sistema della ricerca, in un momento in cui l’università italiana cerca di trattenere i cervelli formati al proprio interno.




