Crimson Desert, la funzione per accelerare i dialoghi e il dibattito sulla soglia dell’attenzione
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Redazione Scienza e Tecnologia
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A poche settimane dal lancio, fissato per il 19 marzo su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, Crimson Desert continua a tenere banco nelle discussioni degli appassionati, e l’ultimo dettaglio emerso dalle anteprime ha acceso un dibattito che va oltre il mero dato tecnico. Stiamo parlando della possibilità, offerta ai giocatori, di accelerare i dialoghi e i filmati fino a una velocità doppia rispetto a quella standard: non un semplice salto della scena, funzione peraltro presente, ma un vero e proprio “fast forward” che aumenta il ritmo delle battute, una meccanica che qualcuno ha già paragonato alla riproduzione veloce tipica dei video sui social media come TikTok o YouTube. Una scelta di design, quella implementata da Pearl Abyss, che ha immediatamente diviso l’opinione pubblica tra chi la vede come un comodo strumento di gestione del proprio tempo e chi, invece, vi legge una resa ai presunti standard di un’utenza con la cosiddetta “soglia dell’attenzione troppo bassa”.
La genesi della discussione affonda le radici in un video condiviso dall’utente Jake Lucky, in cui si vedeva proprio il funzionamento di questa opzione: un modo, come ha spiegato lo stesso Lucky, per risparmiare tempo senza per questo perdere il filo del contesto narrativo, una sorta di compromesso tra l’esigenza di proseguire e la paura di perdersi pezzi fondamentali della trama. Dall’altra parte della barricata, non sono mancate le voci critiche: c’è chi ha fatto notare, non senza una certa ironia, come l’idea di sveltire i dialoghi in un gioco che molti continuano a considerare un GDR (nonostante gli sviluppatori preferiscano definirlo “action adventure open world”) appaia quantomeno contraddittoria, quasi come chiedere di poter saltare i proiettili in uno sparatutto. Eppure, a difesa della funzionalità, sono intervenuti anche giocatori con esperienza diretta del Titolo, i quali hanno sottolineato come opzioni del genere esistano da tempo – si pensi a certi titoli Final Fantasy – e come risultino preziose soprattutto nei casi di partite multiple o nel dover rivedere sequenze già note, magari dopo una sconfitta contro un boss ostico.
Parallelamente a queste discussioni “filosofiche” sul rapporto tra utente e narrazione interattiva, Pearl Abyss si trova a dover gestire un fronte ben più concreto e spinoso, che riguarda le performance effettive del gioco sulle console di attuale generazione. Il direttore marketing e PR Will Powers, figura sempre più esposta nel tentativo di fare chiarezza, ha dovuto rispondere alle crescenti accuse di chi sostiene che lo studio stia deliberatamente nascondendo le immagini del gioco in esecuzione su PS5 e Xbox Series X, mostrando finora solo filmati provenienti da PC di fascia alta. Powers ha chiesto fiducia e pazienza, invitando ad aspettare i piani di comunicazione della software house, ma l’eco dei precedenti disastri tecnici, con il fantasma di Cyberpunk 2077 che aleggia minaccioso a ogni lancio importante, rende l’appello meno efficace del previsto. La richiesta di una maggiore trasparenza, soprattutto a così poche ore dall’uscita, si fa sempre più pressante da parte di una community che teme di ritrovarsi tra le mani un prodotto non adeguatamente ottimizzato.
Nel mezzo di queste turbolenze comunicative, Pearl Abyss sta cercando di tracciare un solco netto con il proprio passato recente e con le aspettative stesse del mercato. Powers ha ribadito con forza che l’obiettivo è promuovere Crimson Desert senza alimentare aspettative irrealistiche, evitando di presentarlo come una sorta di “messia” dei videogiochi, per scongiurare possibili delusioni al momento del lancio. Un equilibrio delicato, se si considera che lo stesso studio ha confermato l’assenza totale di un cash shop cosmetico o di microtransazioni di qualsiasi tipo: un’altra dichiarazione d’intenti volta a qualificare il titolo come un’esperienza “premium” a tutti gli effetti, dove l’unico pagamento richiesto è quello d’ingresso. E se da un lato si rassicura sul modello economico, dall’altro si cerca di placare gli animi sui dubbi prestazionali: è stato confermato che la versione PS5 Pro supporterà risoluzioni 4K a frame rate elevati, grazie anche all’uso del PSSR 2, ma per le console base il mistero resta fitto, alimentando un clima di attesa carico di speranze e timori.




