Trump autorizza la Cia in Venezuela, Maduro parla di golpe e prepara l'esercito
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Dopo che Donald Trump ha confermato, in un incontro con i giornalisti, di aver personalmente autorizzato gli agenti della Cia a condurre operazioni segrete in Venezuela, incluso l'uso di azioni definite "letali", il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha replicato senza mezzi termini, denunciando pubblicamente quello che ha etichettato come un «golpe organizzato dalla Cia». La risposta di Caracas, che non si è fatta attendere, si è concretizzata nell'immediata attivazione di esercitazioni militari difensive, un chiaro segnale di preparazione a un'eventuale escalation che, stando alle dichiarazioni ufficiali, avrebbe l'obiettivo preciso di destituire l'attuale governo. Nel giro di poche ore, la Casa Bianca è tornata alla carica, rilasciando una dichiarazione ufficiale in cui definisce Maduro un presidente "illegittimo", in un braccio di ferro diplomatico che ricorda le pagine più buie della guerra fredda in America Latina.
Il contesto degli attacchi aerei
A rendere ancor più tesa la situazione, contribuiscono i recenti attacchi aerei condotti dagli Stati Uniti nel Mar dei Caraibi, dove un'imbarcazione, presumibilmente coinvolta nel traffico di droga, è stata colpita senza registrare, in questo specifico caso, vittime. Episodi simili, tuttavia, non sono stati altrettanto clementi in passato: nei cinque bombardamenti precedenti, infatti, hanno perso la vita ventisette persone, alcune delle quali provenienti da Venezuela, Colombia e Trinidad e Tobago, un bilancio che ha gettato nel terrore i pescatori locali, i quali temono di fare una fine analoga a quella dei narcotrafficanti. Durante le celebrazioni per il 250° anniversario della Marina statunitense, Trump ha giustificato queste azioni, assicurando che l'ultima operazione «fa parte di un'offensiva senza precedenti contro le organizzazioni criminali transnazionali», una retorica che, se da un lato mira a legittimare l'intervento, dall'altro alimenta il timore di un conflitto più ampio.
Le conseguenze immediate e le reazioni
L'annuncio dell'autorizzazione a operazioni clandestine della Cia, unito alla minaccia esplicita di colpire obiettivi dei narcos direttamente sul territorio venezuelano, ha prodotto due sviluppi immediati e paralleli. Da una parte, ha innescato un'ondata di proteste a Caracas, dove si sono levate voci di dissenso contro quella che viene percepita come una palese violazione della sovranità nazionale. Dall'altra, ha spinto la leadership venezuelana a un giro di vite interno, consolidando la propria posizione e presentandosi come un baluardo contro l'interferenza straniera. In questo quadro già di per sé instabile, si inserisce anche l'uscita di scena del capo del comando statunitense per l'America Latina, un avvicendamento che molti analisti interpretano come un possibile preludio a una strategia più aggressiva.
La strategia di pressione e destabilizzazione
La mossa di Trump, che segue gli attacchi navali delle scorse settimane, sembra dunque puntare deliberatamente a un'escalation militare e di intelligence, improntata alla destabilizzazione sistematica del governo di Caracas. L'impiego della Cia, con il suo bagaglio storico di operazioni controverse nella regione, rappresenta un salto di qualità significativo, passando da attacchi mirati contro il narcotraffico a una campagna di pressione multiforme che ha come obiettivo dichiarato la rimozione di Maduro. Questa strategia, che unisce l'azione militare diretta a quella clandestina, sta creando un terreno di scontro sempre più pericoloso, dove le dichiarazioni ufficiali di entrambe le parti lasciano presagire uno scontro prolungato e senza esclusione di colpi.




