Buffon, l'addio a Galeone e quella scelta fuori dal coro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   In un'affollata e commossa cattedrale di Udine, mentre i gonfaloni della città friulana e di Pescara si stagliavano accanto ai ricordi di una vita spesa tra i campi di calcio, si è celebrato l'ultimo saluto a Giovanni Galeone, il tecnico scomparso all'età di ottantaquattro anni. Le parole di monsignor Luciano Nobile, che ha introdotto la cerimonia ringraziando l'allenatore per aver fatto conoscere l'Udinese oltre i confini locali e per averla condotta in serie A, hanno dato il tono a una funzione carica di emotività, la quale ha visto la partecipazione di volti noti del calcio e di una folla di estimatori, molti dei quali giunti appositamente dall'Abruzzo, regione che Galeone considerava una seconda casa. Un legame, quello con Pescara, talmente profondo da ispirare, in anni ben più recenti, la scelta di un giovane portiere destinato a diventare un monumento del pallone italiano.

La testimonianza di Gigi Buffon

Proprio in queste giornate di memoria, Gigi Buffon, ospite del programma televisivo Viva El Futbol, ha rievocato con le sue parole quel particolare transfer che lo legò indissolubilmente alla squadra abruzzese, confermando quanto già narrato nella sua autobiografia. "Tra Maradona e Zico", ha rivelato l'ex portiere della Juventus e della Nazionale, "scelsi Sliskovic e il Pescara di Galeone". Una dichiarazione che, al di là dell'iperbole, sottolinea il fascino magnetico esercitato da quel progetto tecnico, capace di far preferire, agli occhi di un adolescente, il cosiddetto "calcio champagne" del mister friulano al richiamo di grandissimi campioni già affermati. Una scelta controcorrente, la sua, che trova la sua ragion d'essere in un gioco brillante e offensivo, divenuto leggendario.

Un maestro di calcio e di vita

La cerimonia udinese ha rappresentato il palcoscenico di un affetto trasversale, dove il cordoglio istituzionale si è mescolato alla passione popolare delle tifoserie, le quali hanno esposto i loro striscioni in segno di gratitudine. Tra i presenti, oltre a familiari e amici stretti, spiccavano infatti figure di primo piano del mondo del pallone come Massimiliano Allegri, Adriano Galliani, Edy Reja e Marco Giampaolo, quest'ultimo ricordando Galeone come "un genio" e, fuori dal rettangolo di gioco, una persona "brillante" la cui intelligenza costituiva un elemento distintivo e impareggiabile. Un maestro di vita, come è stato più volte definito, le cui lezioni andavano ben oltre i confini di un semplice schema tattico.

L'eredità di un profeta del gol

L'ultimo applauso per mister Giovanni Galeone ha quindi sigillato il ricordo di un uomo che, partendo dalla provincia, è riuscito a predicare e a praticare un calcio dal respiro internazionale, ammantato da quella gioia di vivere che traspare dalla definizione stessa del suo stile di gioco. Le sue quattro promozioni in serie A restano a testimonianza di una capacità tecnica fuori dal comune, mentre la devozione di città come Pescara e Udine, unite nel lutto, dimostra la profondità dei legami che seppe costruire. Un'eredità, la sua, che vive non solo nei libri di storia dello sport, ma anche nelle scelte, apparentemente folli e poi rivelatesi profetiche, di campioni come Buffon.

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