Il Mediterraneo si alza più velocemente e l'erosione nascosta minaccia le coste, mentre a Taranto la guardia costiera sequestra ricci di mare pescati illegalmente

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il livello del Mediterraneo sta crescendo a un ritmo superiore alle previsioni iniziali, un fenomeno che non si traduce soltanto nell'erosione visibile delle spiagge o nelle mareggiate che tutti abbiamo imparato a conoscere, ma in un'alterazione profonda degli equilibri idrogeologici e, come dimostrano alcune recenti operazioni della Guardia Costiera a Taranto, anche nella necessità di proteggere un ecosistema sempre più sotto stress. Le rilevazioni satellitari, incrociate con i modelli climatici più avanzati, raccontano di un'accelerazione preoccupante: se dal 1993 al 2022 l'incremento medio globale si attestava sui 3,3 millimetri all'anno, negli ultimi tempi questo valore ha sfiorato i 4,5 millimetri, un dato che fa riflettere gli studiosi sulla rapidità con cui il cambiamento in atto sta rimodellando i bacini chiusi come il Nostro Mare. Uno studio dell’Università politecnica di Hong Kong ha del resto quantificato l'innalzamento complessivo degli oceani in 90 millimetri dal 1993, una massa d'acqua aggiuntiva che, interagendo con l'atmosfera, incrementa il tasso di umidità e l'intensità delle precipitazioni, modificando la circolazione delle correnti e mettendo a dura prova le infrastrutture costiere di mezzo mondo.

L'accelerazione silenziosa e i suoi effetti sulle coste

Nel dettaglio, l'analisi trentennale pubblicata dai ricercatori di Hong Kong permette di isolare le cause di questo innalzamento con una precisione mai raggiunta prima. La massa oceanica globale, infatti, è aumentata principalmente a causa del contributo delle acque di fusione dei ghiacciai terrestri, un apporto che dal 2005 in poi ha superato per importanza la semplice espansione termica dell'acqua, e la Groenlandia, in questo contesto, rappresenta un vero e proprio termometro della crisi: la sua calotta glaciale sta perdendo miliardi di tonnellate di ghiaccio all'anno, e i nuovi dati mostrano un ritmo di riduzione senza precedenti nell'era delle osservazioni strumentali. Per il Mediterraneo, che è un bacino semichiuso, le conseguenze sono amplificate rispetto alla media globale, con un tasso di incremento che nel periodo 2005-2015 è stato stimato intorno ai 3,6 millimetri annui, un valore che non ha eguali nell'ultimo secolo. Questo significa che l'acqua salata penetra con maggiore facilità nelle falde acquifere costiere, le rende salmastre e inutilizzabili per l'agricoltura, e mina le fondamenta stesse degli edifici costruiti a ridosso della linea di riva, un processo lento ma inesorabile che erode il territorio dal basso.

L'ombra della pesca di frodo a Taranto

Mentre il livello del mare sale e ridefinisce i confini tra terra e acqua, le cronache locali raccontano di un'altra pressione, tutta umana, che si abbatte sugli ecosistemi marini. Nella città vecchia di Taranto, ieri, i militari della Guardia Costiera hanno messo a segno un'operazione contro la pesca illegale che ha portato al sequestro di trenta chilogrammi di ricci di mare. L'attività di monitoraggio, concentrata sui movimenti sospetti di alcuni barchini lungo le banchine di Via Garibaldi, ha permesso agli uomini della Capitaneria di puntare l'attenzione su un vicolo dove si notava un viavai anomalo di persone. Sotto un telo, nascosto alla vista, è stato scoperto un grosso tino ricolmo di echinodermi, ancora vivi. L'intervento immediato ha consentito di rigettare in mare gli esemplari sequestrati, restituendoli al loro habitat prima che potessero finire sulle tavole dei ristoranti o nei mercati ittici abusivi, e dimostra come la pressione antropica locale si sommi ai grandi cambiamenti climatici globali nel mettere in difficoltà la biodiversità del Mediterraneo.

La Groenlandia si muove e i mari si gonfiano

Il legame tra lo scioglimento dei grandi ghiacci continentali e la salute dei mari, incluso il Mediterraneo, è più stretto di quanto si possa pensare. I laser satellitari, che hanno permesso di ricostruire con accuratezza le variazioni della massa oceanica dal 1993 a oggi, confermano che la fusione della calotta glaciale groenlandese sta contribuendo in modo determinante all'innalzamento globale, con ricadute che si avvertono anche a migliaia di chilometri di distanza. La Groenlandia stessa, l'isola più grande del mondo, sta cambiando forma sotto i nostri occhi a causa di due fenomeni concomitanti: lo scioglimento accelerato dei ghiacci e i lenti movimenti di assestamento del substrato roccioso iniziati dopo l'ultima era glaciale. Le acque di fusione che si riversano negli oceani aumentano il volume complessivo, e questo eccesso d'acqua si ridistribuisce su tutto il pianeta, andando a incidere sulle correnti, sul tasso di umidità atmosferico e, inevitabilmente, sulle piogge che cadono anche sulle nostre regioni, in un circuito di retroazioni complesse che gli scienziati stanno ancora cercando di comprendere appieno per affinare i modelli predittivi e, si spera, le strategie di mitigazione.

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