Ucraina e Russia avviano maxiscambio di prigionieri, mille tornano a casa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   KIEV – «La famiglia», ripete Olexandr stringendo Olena tra le braccia, mentre i bambini li osservano in silenzio. Ventidue mesi di prigionia in Russia, catturato in trincea e poi precipitato nel limbo di un tempo sospeso, hanno cambiato la sua prospettiva. «Non voglio più sprecare giorni lavorando invece di stare con loro», dice, accarezzando il viso della moglie. La sua storia, come quella di altri 999 ucraini, è solo un frammento del più ampio scambio di prigionieri dall’inizio della guerra, un accordo raggiunto il 16 maggio a Istanbul dopo settimane di trattative bilaterali.

Mille persone per parte, tra militari e civili, stanno facendo ritorno alle rispettive case in un’operazione che si protrarrà per tre giorni. Le prime 270 truppe e 120 civili sono già state consegnate a ciascun fronte, mentre i rimanenti verranno rilasciati progressivamente. Volodymyr Zelensky, che ha definito l’accordo «una vittoria per il popolo ucraino», ha evitato di commentare le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il quale ha bollato come «poco realistiche» le ipotesi di futuri negoziati in Vaticano o in Svizzera.

Lo scambio, il più consistente dal 2014 – anno dell’annessione illegale della Crimea e dell’escalation nel Donbass – rappresenta una rara concessione di Mosca, nonostante i toni minacciosi dei suoi vertici. Kiev, dal canto suo, insiste nel descriverlo come un passo verso la «decolonizzazione» dei territori occupati, anche se le autorità russe lo interpretano come un gesto di «umanità». Intanto, la guerra entra nel suo 1.186esimo giorno, mentre i droni continuano a solcare i cieli della capitale ucraina, ricordando che la tregua è ancora lontana.

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