Piazza Affari in lieve ripresa, mentre l'Europa respira dopo le dichiarazioni di Trump da Davos
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Redazione Economia
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Una sessione sostanzialmente mista, caratterizzata da movimenti frazionali e scambi in un range piuttosto ristretto, ha segnato l'avvio della settimana a Piazza Affari, in un contesto europeo che ha invece mostrato un tono nettamente più solido. Il principale indice milanese, dopo aver toccato un minimo intorno alle 44.850 punti nel corso della mattinata, ha infatti invertito la rotta portandosi in territorio positivo verso le prime ore del pomeriggio, a testimonianza di una volatilità che non ha però intaccato la solidità generale del listino.
I numeri della seduta e l'accordo Eni in Costa d'Avorio
Alle 14.35, l'FTSEMib segnava un recupero dello 0,31%, posizionandosi a 44.969 punti dopo aver sfiorato, nel picco massimo della giornata, la soglia psicologica dei 45.030. Una performance non omogenea, come spesso accade, tra i diversi segmenti di mercato: se il paniere All-Share seguiva infatti l'indice di riferimento con un +0,22%, le piazze dedicate alle medie e piccole capitalizzazioni – il Mid Cap e lo Star – chiudevano invece in netto ribasso, cedendo rispettivamente lo 0,85% e quasi l'1%. Tra i titoli in evidenza, Eni ha catturato l'attenzione degli operatori per aver perfezionato un accordo vincolante con la compagnia petrolifera di Stato azera Socar, riguardante la cessione di una quota pari al 10% nel giacimento offshore Baleine, al largo della Costa d'Avorio. Operazione che, se da un lato modifica gli assetti proprietari – riducendo la partecipazione della società italiana al 47,25% – dall'altro consolida una partnership strategica in un progetto di sviluppo di primaria importanza, dove restano coinvolti anche i partner Vitol e Petroci.
Il tonfo delle medie e piccole capitalizzazioni e il supporto del settore tech
La divaricazione tra i comparti, con le medio-piccole che hanno sofferto pressioni vendite più marcate, ha offerto uno spaccato di un mercato selettivo, attento ai singoli fondamentali e alla liquidità. A controbilanciare parzialmente questo scenario, il settore tecnologico ha invece beneficiato di un vento favorevole, trainato in particolare da Stm che ha raccolto i frutti dei commenti ottimistici espressi dal numero uno di Nvidia, Jensen Huang, riguardo alla domanda futura di semiconduttori. Una spinta esterna che ha contribuito a stemperare le debolezze interne, dimostrando come i listini siano sempre più sensibili non solo ai dati macroeconomici, ma anche alle dichiarazioni dei leader industriali globali.
Il quadro tecnico e il contesto politico internazionale
Dal punto di vista dell'analisi grafica, la chiusura del 22 gennaio ha confermato un trend rialzista di breve periodo per l'FTSEMib, il quale, con un guadagno dell'1,36%, ha disegnato un percorso che i tecnici indicano come potenzialmente orientato a testare i livelli resistenziali posti inizialmente a 45.764 punti. Il supporto immediato, d'altra parte, rimane ancorato alla zona dei 44.453 punti, area che il listino ha rispettato durante le oscillazioni odierne. Questo quadro positivo si è inserito in un clima di sollievo più ampio che ha pervaso le borse continentali, le quali hanno reagito con decisi rialzi alla tregua annunciata sul fronte dei dazi commerciali. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, intervenuto da Davos nel corso del Forum Economico Mondiale, ha infatti chiarito la sua posizione riguardo alla spinosa questione della Groenlandia, dichiarando di non voler ricorrere alla forza e, soprattutto, annunciando la stipula di un accordo quadro con la Nato e la revoca dei dazi minacciati contro quei paesi europei che avevano dispiegato propri militari sull'isola. Una marcia indietro, quella dell'amministrazione americana, che i mercati hanno immediatamente premiato, interpretandola come un segnale di distensione nelle relazioni transatlantiche e una rimozione, almeno temporanea, di un elemento di incertezza dagli scenari geopolitici.




