Trump annuncia "danni monumentali" ai siti nucleari iraniani, ma gli esperti frenano: "Rischi indiretti e possibili ritorsioni"
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Redazione Esteri
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"Tutti i siti nucleari hanno subito danni monumentali, come mostrano le immagini satellitari. Annientamento è un termine esatto". Con queste parole, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivendicato l’efficacia dell’attacco condotto contro l’Iran, utilizzando bombardieri B-2 e bombe bunker buster per colpire strutture interrate come quella di Fordow. Tuttavia, mentre la retorica della Casa Bianca insiste sulla distruzione delle capacità atomiche di Teheran, analisti e fonti militari invitano a una lettura più cauta.
Secondo Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana Difesa, "l’attacco degli Stati Uniti in Iran non comporta rischi diretti immediati per l’Italia, se non la necessità di evacuare i connazionali presenti nel Paese". Ma è proprio la natura indiretta delle conseguenze a preoccupare: se da un lato Trump ha lasciato intendere la possibilità di un cambio di regime – con il provocatorio "Make Iran great again" – dall’altro cresce il timore di ritorsioni asimmetriche. Fonti dell’intelligence statunitense segnalano movimenti sospetti di milizie filoiraniane in Iraq e Siria, mentre Teheran potrebbe rispondere con attacchi terroristici o il blocco dello Stretto di Hormuz, arteria cruciale per il petrolio globale.
L’ambasciatore iraniano all’Onu ha bollato l’offensiva come una "guerra basata su pretesti assurdi", denunciando la violazione del diritto internazionale. Intanto, alcuni osservatori sottolineano che lo spostamento di uranio arricchito nei giorni precedenti all’attacco potrebbe averne ridotto l’impatto concreto. I B-2, capaci di trasportare 18 tonnellate di armamenti e volare senza scalo per 11 mila chilometri, hanno colpito obiettivi selezionati, ma la reale entità dei danni resta oggetto di valutazioni contrastanti.




