Hegseth: «L'unica cosa che impedisce il transito negli Stretti è che l'Iran spara contro le navi. La loro leadership è nascosta sotto terra come i topi»
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Redazione Esteri
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Il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha delineato un quadro netto e senza mezzi termini della situazione nel Golfo Persico, chiarendo quali siano, a suo dire, le dinamiche che ostacolano attualmente la libertà di navigazione. Nel corso di un punto stampa tenutosi al Pentagono, Hegseth ha dichiarato che l'unico fattore a impedire il transito negli stretti è rappresentato dalle azioni dirette dell'Iran, il quale, secondo le sue parole, starebbe deliberatamente sparando contro le navi in transito. Il segretario ha sottolineato come, in assenza di queste aggressioni, le vie d'acqua sarebbero completamente aperte al traffico marittimo internazionale, un principio che gli Stati Uniti considerano fondamentale per l'economia globale e la stabilità regionale. Ha inoltre ricordato come la capacità di interdire la navigazione rappresenti una pratica che Teheran affina e mette in atto da almeno quattro decenni, giustificando così la scelta, definita prioritaria dall'amministrazione Trump, di porre come obiettivo primario la distruzione della marina iraniana, ritenuta lo strumento principale di questa strategia di pressione.
Lo stato della leadership iraniana e le capacità militari secondo il Pentagono
Hegseth ha poi rivolto la sua attenzione alle condizioni in cui verserebbe la leadership di Teheran, utilizzando toni particolarmente duri e immagini plastiche per descriverne la presunta situazione. Il capo del Pentagono ha affermato che i vertici iraniani non se la passano affatto bene, accusandoli di essere disperati e di essersi rifugiati sottoterra, un comportamento che ha paragonato a quello dei topi. In particolare, si è soffermato sulla figura del cosiddetto leader supremo, Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali Khamenei, descrivendolo come ferito e sfigurato a seguito dei recenti attacchi. A sostegno di questa tesi, Hegseth ha citato l'ultima dichiarazione attribuita alla Guida, un appello all'unità diffuso senza che il leader comparisse in audio o video, un fatto che, secondo il segretario, lascerebbe intendere le reali e precarie condizioni in cui verserebbe.
La strategia militare: «Distrutta la capacità di costruire missili balistici»
Proseguendo nella sua analisi dell'operazione in corso, Hegseth ha illustrato quella che ha definito la portata senza precedenti dell'azione militare statunitense. Il piano, ha spiegato, è quello di sconfiggere, distruggere e neutralizzare tutte le capacità militari significative dell'Iran a un ritmo mai visto prima nella storia recente. Ha quindi elencato quelli che, a suo giudizio, sono i risultati già conseguiti sul campo: l'aviazione di Teheran non sarebbe più funzionante, l'intera flotta navale giacerebbe sul fondo del Golfo Persico e la forza missilistica, un tempo considerata un pilastro della dottrina difensiva iraniana, si starebbe riducendo sensibilmente di giorno in giorno. Un aspetto cruciale toccato dal segretario riguarda l'indotto bellico: non solo i missili già in dotazione vengono distrutti, ma l'intera capacità produttiva di missili balistici sarebbe stata neutralizzata. Hegseth ha concluso questo segmento del suo intervento affermando che l'Iran, molto presto, non potrà più contare su tutte le aziende del settore della difesa che rifornivano il suo apparato militare, un colpo che mira a renderlo incapace di riarmarsi nel lungo termine.
Dettagli operativi e conferme sugli attacchi
Oltre alle dichiarazioni strategiche, Hegseth ha fornito dettagli operativi di rilievo, confermando l'efficacia delle azioni intraprese. Ha ribadito che l'obiettivo dichiarato di distruggere la marina iraniana è stato perseguito con determinazione, menzionando come, in un'azione recente, un sottomarino statunitense abbia colpito e affondato una nave da guerra nemica nell'Oceano Indiano, un'operazione che ha segnato un precedente storico per l'uso di siluri dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi. Il segretario ha inoltre collegato le operazioni militari alla protezione del presidente Donald Trump, rivelando che, nel corso dei raid, è stato ucciso il comandante dell'unità iraniana che, in passato, aveva pianificato un tentativo di assassinio ai danni dell'allora candidato, e ora presidente, Trump. Un elemento, questo, che aggiunge una dimensione personale e di vendetta alla campagna militare in corso. Nonostante i toni trionfalistici, Hegseth ha confermato l'avvio di un'indagine interna su un raid che avrebbe colpito una scuola femminile nel sud dell'Iran, provocando numerose vittime civili, assicurando che gli Stati Uniti non prendono mai di mira obiettivi non militari, ma ribadendo al contempo la necessità di accertare la verità dei fatti senza farsi guidare dalle sole cronache giornalistiche.




