In Italia una persona su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale, secondo i dati Eurostat
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Redazione Interno
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Quasi il 23,1% della popolazione italiana nel 2024 vive in condizioni di povertà, grave deprivazione materiale o esclusione sociale, un dato che colloca il Paese al di sopra della media europea, sebbene in una posizione meno critica rispetto a Bulgaria (30,3%), Romania (27,9%) e Grecia (26,9%). Le cifre diffuse da Eurostat rivelano che, nell’intera Unione Europea, 93,3 milioni di persone – il 21% degli abitanti – si trovano in una situazione analoga, costrette a fronteggiare almeno uno dei tre fattori di rischio: reddito insufficiente, impossibilità di accedere a beni essenziali o bassa intensità lavorativa in famiglia.
Chi è in difficoltà economica, in Italia, spesso non riesce a sostenere spese impreviste, a riscaldare adeguatamente l’abitazione o a garantirsi pasti regolari. Le fasce più colpite sono quelle dei giovani, dei lavoratori precari e delle donne, soprattutto quelle che hanno sacrificato la carriera per occuparsi della famiglia. «Gli stipendi ridotti e intermittenti», si legge in una nota, «non permettono di condurre una vita stabile, figurarsi di progettare un futuro». La forbice tra i salari italiani e la media Ue – con retribuzioni spesso inferiori al 60% di quelle degli altri Paesi – aggrava una situazione già fragile, in cui persino l’affitto diventa un lusso e l’automobile un bene irraggiungibile.
La deprivazione materiale e sociale, d’altronde, non è solo una questione di reddito. Chi vive in famiglie con scarsa occupazione – dove cioè gli adulti lavorano meno del 20% del loro potenziale – finisce per scivolare ai margini, senza risorse per investire in formazione o mobilità. Le donne, in particolare, pagano il prezzo più alto, intrappolate tra lavori mal retribuiti e responsabilità di cura che limitano l’autonomia economica.




