Marzo 2026, il conto alla rovescia per modello Eas, Iva e non solo: cosa scade il 31
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Redazione Economia
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Il 31 marzo 2026, una data che sulla carta potrebbe sembrare un semplice martedì di fine mese, si configura invece come uno degli snodi più densi del calendario fiscale italiano, un appuntamento che impone a imprese, associazioni e sostituti d’imposta una gestione oculata dei flussi documentali e dei versamenti. In questa giornata, infatti, si concentrano adempimenti che spaziano dalla trasmissione di dati rilevanti per la fiscalità degli enti associativi – un passaggio decisivo per la conservazione di determinati benefici – fino a incombenze relative alla certificazione unica e alla comunicazione di operazioni transfrontaliere. Si tratta, in sostanza, di una scadenza che non ammette distrazioni, perché il mancato rispetto dei termini comporta, a seconda dei casi, l’applicazione di sanzioni pecuniarie o la perdita di agevolazioni, con conseguenze che si riverberano poi nelle dichiarazioni successive.
Il modello Eas, tra obbligo di comunicazione e “remissione in bonis”
Tra gli adempimenti più attesi per questa data c’è certamente il modello Eas, la comunicazione che gli enti non commerciali, come associazioni sportive dilettantistiche, pro loco o organizzazioni di volontariato, devono presentare all’Agenzia delle Entrate per segnalare eventuali variazioni dei dati rilevanti ai fini fiscali. Se nel corso del 2025 si sono modificate le attività svolte, la destinazione del patrimonio o le modalità di gestione – elementi che influenzano il diritto all’applicazione del regime forfettario o ad altre agevolazioni – entro il 31 marzo 2026 va inviata la nuova comunicazione, che in realtà deve riportare l’intero quadro informativo aggiornato e non solo le modifiche intervenute. La particolarità di questo adempimento, che spesso coglie impreparati i rappresentanti legali, risiede però nella possibilità di rimediare a un eventuale ritardo: il legislatore ha previsto l’istituto della cosiddetta “remissione in bonis”, che consente di regolarizzare l’omessa presentazione entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile (solitamente quella dei redditi). In questo caso, però, è obbligatorio versare contestualmente una sanzione fissa di 258 euro tramite modello F24, senza possibilità di compensazione con eventuali crediti d’imposta, trasformando un errore formale in un costo certo per l’ente.
Il capitolo Iva, tra saldo annuale e dichiarazione mensile
Per i soggetti passivi Iva, la scadenza del 31 marzo arriva a valle di un altro appuntamento cardine fissato per il 16 marzo, ovvero il versamento del saldo dell’imposta relativa al 2025, emerso dalla dichiarazione annuale. Chi ha scelto di non rateizzare o di non differire quel pagamento al 30 giugno (con le relative maggiorazioni dello 0,40 per cento) ha già esaurito l’obbligo, ma per molti professionisti e imprese rimane aperta la gestione delle operazioni comunitarie. Entro il 31 marzo, infatti, devono essere presentati in via telematica gli elenchi riepilogativi Intrastat relativi alle cessioni di beni e servizi effettuate nel mese di febbraio per i soggetti con obbligo di trasmissione mensile, un adempimento particolarmente sentito dalle aziende che operano con l’estero e che richiede una precisa corrispondenza tra le fatture emesse e i movimenti fisici delle merci.
Certificazione Unica, ritenute e il debutto del 730 precompilato
Il 31 marzo segna anche il termine ultimo per un passaggio che interessa milioni di lavoratori dipendenti e pensionati: la consegna da parte dei sostituti d’imposta delle Certificazioni Uniche (CU) relative ai redditi del 2025. Datori di lavoro, enti previdenziali e condomini – questi ultimi per i compensi corrisposti alle imprese nell’ambito di contratti d’appalto – hanno l’obbligo di consegnare il documento al percettore entro questa data, che costituisce il presupposto per l’accesso alla dichiarazione dei redditi precompilata. Parallelamente, per i sostituti d’imposta che hanno versato ritenute nel corso del mese di febbraio, il termine per l’invio telematico all’Agenzia delle Entrate è fissato proprio per il 31 marzo, completando così quel quadro di comunicazione dei dati che, a partire da aprile, permetterà la messa a disposizione dei modelli 730 già in parte compilati.
Verso aprile: il calendario tra rottamazione, Pos e dichiarazione Iva
Osservando il calendario appena oltre questa scadenza, emerge come il 31 marzo costituisca in realtà l’ultimo atto di una fase propedeutica a un mese di aprile altrettanto denso. Se da un lato i contribuenti devono prepararsi all’avvio della stagione del 730 precompilato – che proprio ad aprile debutta con le consuete modalità di accesso – dall’altro incombe il termine ultimo per la domanda di adesione alla rottamazione quinquies, la definizione agevolata delle cartelle che riguarda principalmente debiti derivanti da imposte dichiarate ma non versate o multe stradali. Per le partite Iva, aprile porta con sé l’appuntamento con la dichiarazione Iva 2026 e, per gli esercenti, l’obbligo di collegamento tra Pos e registratore telematico, mentre il calendario delle scadenze di aprile impone di prestare attenzione anche al versamento delle ritenute sui redditi di lavoro autonomo e alla comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche.




