L’inchiesta sugli arbitri allarga il tiro: il pm ascolterà Schenone, il “referee manager” dell’Inter

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’indagine milanese sul mondo arbitrale, quella che già aveva portato all’autosospensione di Gianluca Rocchi e del suo vice Andrea Gervasoni, non accenna a chiudersi in un perimetro ristretto. Anzi, nelle ultime ore il fascicolo dei pm ha imboccato una direttrice nuova, puntando i riflettori su una figura tradizionalmente defilata ma, a quanto pare, tutt’altro che marginale nell’ecosistema del calcio professionistico: il cosiddetto “referee manager” – cioè il dirigente che ogni club incarica di gestire i rapporti quotidiani con i direttori di gara. Ed è proprio chi ricopre questo ruolo per l’Inter, Giorgio Schenone (al momento formalmente non indagato), a finire al centro della prossima mossa degli inquirenti. Secondo quanto riportato da La Repubblica, la Procura di Milano lo convocherà nei prossimi giorni per un interrogatorio che potrebbe rivelarsi decisivo.

Una convocazione che allarga il campo

Schenone, che di mestiere cura i ponti tra la società nerazzurra e la classe arbitrale, verrà quindi ascoltato in qualità di figura chiave – anche se, va ribadito, senza alcuna imputazione formale. La decisione dei pm suggerisce però che l’architettura dell’inchiesta, partita da intercettazioni ambientali e da un’intercettazione madre risalente al 2 aprile 2025 (riportata dal Corriere della Sera), non si sia esaurita dopo i primi interrogatori. Anzi, l’allargamento ad altre società e ad altri manager potrebbe essere il segnale che gli inquirenti stanno verificando se certi metodi di “pressione” o di condizionamento – mai esplicitamente provati finora – abbiano riguardato non solo la condotta dei designatori, ma anche il sistema di relazioni che lega i club ai fischietti.

Il silenzio delle intercettazioni e le parole di Chiariello

Fin qui, va detto, il materiale emerso appare agli osservatori piuttosto esiguo. Lo stesso giornalista Umberto Chiariello, intervenendo nei giorni scorsi su Canale 21 nel corso di Campania Sport, ha espresso più di un dubbio sulla tenuta dell’impianto accusatorio. “O questo pm ha una strategia degna di Sherlock Holmes – ha dichiarato Chiariello – per cui tiene un asso nella manica ancora da svelare, e allora il calcio italiano deve tremare alle fondamenta; oppure c’è il rischio serio che la magistratura da questa inchiesta possa uscirne con le ossa rotte”. Un commento, il suo, che fotografa bene l’impasse di un procedimento finora apparso ricco di indizi ma povero di colpi di scena sostanziali. La proroga delle indagini chiesta dal pm e ora la convocazione di Schenone rappresentano però un tentativo concreto di uscire da quella “linea d’ombra tra il terremoto e il regolamento di conti” di cui molti addetti ai lavori parlano sottovoce.

Il ruolo poco esposto del “referee manager”

Chi ricopre questa funzione – e lo stesso Schenone ne è un esempio – opera solitamente lontano dai riflettori della cronaca sportiva. Si tratta di una figura che, almeno fino all’apertura di questa inchiesta milanese, raramente finiva sui giornali. Eppure, per la natura stessa del suo incarico, questo manager si trova a incrociare continuamente i designatori, i vice, talvolta gli stessi arbitri sul campo. Non è un indagato, lui, per ora. Ma la sua convocazione segnala che la Procura non intende fermarsi alle dichiarazioni di Rocchi e Gervasoni. Ascolterà chi, dall’altra parte della barricata – quella dei club – ha il compito di dialogare, sollecitare, talvolta lamentarsi. E in quel dialogo, forse, potrebbero emergere quelle sfumature che le intercettazioni fin qui depositate non hanno ancora rivelato. L’inchiesta, insomma, cambia registro: non solo come arbitri vengono designati, ma come le squadre li “gestiscono”.

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