Inchiesta arbitri, la procura di Milano convoca i vertici della Lega Calcio e il club referee manager dell’Inter

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’inchiesta della procura di Milano sulle presunte distorsioni del sistema arbitrale, che aveva già portato all’autosospensione del designatore Gianluca Rocchi, entra in una fase operativa di verifica diretta. Nei prossimi giorni, il pm Maurizio Ascione – titolare del fascicolo che ipoteca il reato di concorso in frode sportiva – procederà all’audizione di una serie di figure chiave, a cominciare dagli esponenti della Lega Calcio. Non è stato ancora reso noto né il calendario preciso delle convocazioni, né i nomi dei dirigenti che saranno chiamati a deporre; quel che è certo, come si apprende dagli ambienti giudiziari milanesi, è che costoro verranno ascoltati in qualità di persone informate sui fatti, in un tentativo di ricostruire il perimetro delle relazioni tra le società e la classe arbitrale.

L’audizione di Giorgio Schenone e il ruolo del “club referee manager”

Parallelamente ai vertici della Lega, l’attenzione degli inquirenti si concentra su una figura tecnica finora rimasta ai margini del dibattito pubblico, eppure centrale nel meccanismo investigativo: il club referee manager. Si tratta, per chi non lo sapesse, del dirigente ingaggiato dalle squadre per gestire la logistica delle terne arbitrali (dagli spostamenti all’accoglienza) e per spiegare ai calciatori le novità regolamentari; tuttavia, un aspetto cruciale del suo mandato è il divieto assoluto di intrattenere rapporti diretti con il designatore. A tenere i rapporti ufficiali, in questo campionato, è l’incaricato della Figc Andrea De Marco. Eppure, dalle intercettazioni emergono contatti diretti che hanno spinto i magistrati a convocare proprio colui che ricopre questo incarico per l’Inter, Giorgio Schenone, ex guardalinee nonché vecchia conoscenza di Rocchi.

La scelta di ascoltare Schenone – che al momento non risulta indagato, ma semplicemente sentito come testimone – non è casuale. Secondo quanto riportato da diverse ricostruzioni investigative, il suo nome (Giorgio) sarebbe emerso in alcune conversazioni captate tra Rocchi e il suo vice Andrea Gervasoni; in particolare, in una telefonata risalente allo scorso aprile, i due discutono di un arbitro “non gradito” ai piani alti di una società, utilizzando un generico “loro” che gli inquirenti sperano proprio Schenone possa aiutare a decifrare. La strategia della procura è chiara: ascoltando l’addetto ai rapporti arbitrali nerazzurro, si cercherà di capire se dietro a quelle parole ci fosse una regia occulta o semplicemente il malcontento fisiologico di un club.

La strategia del pm Ascione e il concetto di “contropartita”

Mentre gli interrogatori si susseguiranno nelle prossime settimane, il lavoro del pm Ascione (coadiuvato dal procuratore Marcello Viola) dovrà fare i conti con il nodo giuridico più spinoso: la prova del “vantaggio”. Per configurare il reato di frode sportiva, infatti, non basta dimostrare che un dirigente avesse “simpatie” per una squadra o che cercasse di influenzare le nomine; occorre provare che Rocchi o altri abbiano accettato denaro o un’utilità specifica come contropartita per aver indirizzato le designazioni verso i “graditi all’Inter”. Al momento, quella che gli investigatori cercano è ancora una sorta di “pistola fumante”, un elemento tangibile che trasformi il sospetto in prova; le carte fin qui raccolte descrivono un sistema di relazioni opache, ma la magistratura deve verificare se si sia trattato solo di pressioni (vietate dai regolamenti interni) o di un vero e proprio accordo illecito.

Un’indagine che si allarga oltre i confini dell’Inter

Se il caso Rocchi ha assunto inizialmente i contorni di una vicenda circoscritta ai rapporti tra l’Inter e la CAN, gli sviluppi più recenti suggeriscono uno scenario più ampio. Secondo alcune ricostruzioni, le intercettazioni in possesso dei pm non riguarderebbero solo il club nerazzurro; sarebbero emersi, infatti, contatti tra l’ex designatore e dirigenti di altre società di Serie A, le cui identità sono ancora coperte dal segreto istruttorio. Per questo motivo, non è escluso che le prossime convocazioni tocchino anche i club referee manager di altre squadre – tra le quali Juventus, Lazio e Parma, le uniche ad aver formalmente istituito questa figura – per verificare l’esistenza di un modus operandi consolidato o, al contrario, di semplici eccezioni alla regola. La procura, insomma, sta cercando di stabilire se le presunte interferenze fossero un privilegio riservato a una sola società o una pratica diffusa nel sistema, e le parole che usciranno dalle prossime audizioni (a partire da quella di Schenone) potrebbero rivelarsi decisive per orientare le indagini.

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