Meloni a Manama, un invito che parla di un'Italia in prima fila nel Golfo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto il suo ingresso nel vertice, tradizionalmente riservato, del Consiglio di cooperazione del Golfo, toccando il suolo di Manama con un atterraggio alla base aerea di Sakhir. Un invito eccezionale, concesso solo cinque volte in due decenni a un leader straniero, che viene interpretato come il sigillo su un'alleanza strategica ormai matura, destinata a imprimere una nuova traiettoria ai rapporti con le monarchie della Penisola Araba. Ad accoglierla, in una cerimonia che sottolineava il peso attribuito alla visita, c’erano il principe ereditario e primo ministro del Bahrein, Salman bin Hamad Al Khalifa, e l’ambasciatore italiano Andrea Catalano, prima di un incontro privato con il re Hamad bin Isa Al Khalifa nello Sakhir Palace.

Un asse strategico oltre il petrolio

La partecipazione al quarantaseiesimo vertice del Ccg, organismo che aggrega Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar, non è una semplice apparizione di cortesia ma un passaggio diplomatico di alto profilo, che la premier affronta in un momento di ridefinizione degli equilibri globali. L’agenda, che va ben oltre i temi energetici – sebbene questi restino centrali –, spazia infatti sulla sicurezza regionale, sulle infrastrutture e sugli investimenti reciproci, settori nei quali l’Italia vanta competenze riconosciute e sui quali si gioca una partita fondamentale per la propria economia. La scelta di aprire le porte a Meloni, del resto, arriva dopo un costante lavoro di avvicinamento, fatto di missioni istituzionali e contratti nel settore della difesa e dell’industria, che ha progressivamente consolidato la percezione di Roma come partner affidabile e tecnologicamente avanzato.

Il valore simbolico di una presenza

Quello che si svolge in Bahrein è un incontro dal carattere eminentemente politico, dove i sei Stati membri coordinano le loro posizioni su scenari complessi, dal conflitto israelo-palestinese alle tensioni con l’Iran, e la presenza di un capo di governo europeo in quell’aula rappresenta di per sé un messaggio chiarissimo. Un messaggio che, in una fase in cui gli Stati Uniti, con il presidente Trump alla Casa Bianca, ricalibrano il loro coinvolgimento mediorientale, assegna all’Italia un ruolo di primo piano nel dialogo euro-mediterraneo, confermando come la sua politica estera abbia saputo ritagliarsi spazi di manovra significativi. La stessa struttura del Consiglio, che per statuto privilegia la coesione interna, lascia intendere che l’invito a Meloni sia frutto di un consenso unanime, maturato dopo una valutazione congiunta degli interessi comuni.

Le prospettive di una cooperazione strutturata

Il viaggio a Manama, se da un lato corona una serie di sforzi diplomatici, dall’altro ne costituisce il naturale punto di partenza per una fase più ambiziosa, nella quale la cooperazione bilaterale con ciascun Paese del Golfo potrà essere inserita in un quadro multilaterale più solido e istituzionalizzato. Si tratta di un salto di qualità che promette di tradursi in maggiore stabilità per gli scambi commerciali e in una proiezione dell’influenza italiana rafforzata in un’area geografica cruciale per gli approvvigionamenti e la sicurezza energetica del continente. Gli sviluppi futuri, naturalmente, dipenderanno dalla capacità di tradurre le intenzioni in progetti concreti, ma il fatto che la premier sia stata ricevuta al massimo livello e abbia avuto accesso a un forum così esclusivo indica che le premesse, almeno sul piano politico, sono più che favorevoli.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.