Italiani e arabi uniti per costruire una nuova rotta commerciale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Nel contesto di un commercio internazionale ridisegnato dalle recenti politiche doganali del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, l’Italia compie una mossa strategica di primo ordine, posizionandosi come crocevia obbligato tra il Golfo e l’Europa. La partecipazione, in veste di ospite d’onore, al vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo a Manama, non è un semplice atto diplomatico ma il coronamento di un preciso disegno politico ed economico. La premier Giorgia Meloni, che ha definito l’Italia «porta d’accesso del Golfo in Europa», ha colto l’occasione per consolidare il ruolo di Roma come interlocutore stabile e riconosciuto in una regione cruciale, rilanciando parallelamente l’asse Golfo–Mediterraneo e il progetto dell’Imec, che include anche un “canale” diretto con l’India. Una visione che trasforma le crisi in opportunità, cercando mercati alternativi per il Made in Italy mentre si negozia per mitigare l’impatto dei dazi americani.
Un riconoscimento che arriva dopo anni di assenza
La presenza italiana al vertice di Manama assume un valore simbolico e concreto di non poco conto, se si considera che l’ultima partecipazione europea a un simile incontro risaliva al 2016 e che mai, prima d’ora, l’Italia aveva ricevuto un invito così esplicito. Questo salto di qualità, che la premier ha saputo gestire con una diplomazia attiva e propositiva, segna una discontinuità netta con il passato e proietta il paese in una sfera di influenza dove gli affari e la geopolitica si intrecciano. Il lavoro, del resto, consiste proprio nel tessere una tela di relazioni solide che vadano al di là della contingenza, creando partnership strutturate in settori strategici che spaziano dall’energia alla tecnologia avanzata, dalle infrastrutture all’agroalimentare.
Le storie imprenditoriali che trainano il cambiamento
A testimoniare la concretezza di questo approccio, una fotografia scattata durante la visita ritrae la premier Meloni assieme al principe ereditario del Bahrein e ad Alessio Lorusso, fondatore di Roboze. Quest’ultima, nata in un garage di Bari nel 2013 e oggi affermata leader globale nella manifattura additiva, rappresenta l’emblema di un’Italia innovatrice che sa conquistarsi spazi sui mercati globali. La sua storia, da start-up a punto di riferimento del settore, si incastra perfettamente nel racconto di un sistema-paese che punta sull’eccellenza e sulla capacità di esportare non solo prodotti, ma know-how e tecnologie all’avanguardia. Sono queste realtà, supportate da una regia politica finalmente consapevole, a costruire giorno dopo giorno la credibilità internazionale della penisola.
La diplomazia che si misura sui fatti concreti
L’azione del governo, in questo frangente, evita di disperdersi in mere dichiarazioni di intenti per concentrarsi invece su obiettivi tangibili: attrarre investimenti, aprire nuovi corridoi commerciali, facilitare gli scambi. La scelta del Bahrein come palcoscenico non è casuale, trattandosi di una piazza finanziaria dinamica e di un hub logistico di crescente importanza. In un quadro internazionale dove le alleanze economiche sono in rapida evoluzione, l’Italia dimostra di voler giocare una partita da protagonista, costruendo ponti con attori cruciali e proponendosi come partner affidabile per la penetrazione nel mercato europeo. Una strategia che, se portata avanti con coerenza, può aprire prospettive di crescita durature per l’intero sistema produttivo nazionale.




