Petrolio, gli Emirati Arabi Uniti annunciano l’uscita dall’Opec
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Redazione Economia
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È una scissione storica quella che arriva da Abu Dhabi, dove le autorità hanno rotto un’alleanza che durava da quasi sessant’anni: gli Emirati Arabi Uniti, infatti, hanno ufficializzato l’addio all’Opec e al meccanismo Opec+, con effetto dal prossimo primo maggio. La decisione – maturata dopo un’ampia revisione delle politiche produttive interne – riflette quella che viene definita una visione strategica di lungo periodo, legata a un profilo energetico in rapida evoluzione che include investimenti accelerati nella capacità nazionale. L’obiettivo dichiarato, leggiamo nella nota diffusa dall’agenzia di stampa statale Wam, è quello di rispondere con maggiore flessibilità alle esigenze del mercato globale, senza i vincoli delle quote imposte dal cartello a guida saudita, in un momento in cui le turbolenze geopolitiche nello Stretto di Hormuz rendono ogni altra variabile particolarmente instabile.
L’addio al cartello e la rottura con il passato
L’ingresso degli Emirati nell’organizzazione risale al lontano 1967, quando fu l’emirato di Abu Dhabi a siglare l’adesione ancora prima della nascita della federazione stessa; da allora, Riad e Abu Dhabi hanno sempre agito di fatto come un monolite, specialmente nei momenti di crisi energetica. Oggi, quella compattezza si è infranta: gli Emirati, che a febbraio 2026 risultavano il terzo produttore Opec dopo Arabia Saudita e Iraq, hanno scelto la via dell’autonomia, sottolineando come l’interesse nazionale prevalga ormai sulle logiche collettive del gruppo. La comunicazione ufficiale parla di “cooperazione costruttiva” durata decenni e di sacrifici condivisi, ma il messaggio è chiaro: Abu Dhabi non intende più subire i limiti produttivi imposti dall’alleanza con Mosca e con i sauditi, neppure in un frangente di guerra dichiarata come quello attuale tra Stati Uniti e Iran.
La crisi di Hormuz accelera i tempi
A fare da detonatore immediato è stata però la situazione sul terreno: il blocco dello Stretto di Hormuz – attuato da Teheran – ha di fatto strozzato le esportazioni di gran parte del Golfo, paralizzando gli hub energetici e causando una nuova fiammata del greggio, con il Brent che ha sfiorato quota 111 dollari al barile prima di assestarsi. In questo contesto di caos, gli Emirati hanno assistito agli attacchi missilistici contro le proprie infrastrutture senza ricevere, a loro avviso, una protezione adeguata dagli alleati tradizionali; da lì la decisione di smarcarsi da un’Opec che considerano ormai troppo rigida, lenta e troppo condizionata dall’asse tra Trump e i sauditi per poter tutelare efficacemente gli interessi di Abu Dhabi. Senza i tetti produttivi, il paese punta ad aumentare gradualmente la propria produzione, cercando di colmare parte dei vuoti lasciati dal conflitto.
Reazioni sui mercati e nuove equilibri nel Golfo
L’annuncio ha colto molti analisti di sorpresa, sebbene le frizioni tra i due giganti del Golfo fossero note da tempo: già nei piani passati, Adnoc (la compagnia nazionale) aveva manifestato l’intenzione di raggiungere i 5 milioni di barili al giorno in anticipo rispetto alle scadenze fissate, trovando però l’opposizione di Riyad, storica sostenitrice delle politiche di limitazione dell’offerta per sostenere le quotazioni. Sul fronte finanziario, la seduta borsistica europea ne ha risentito immediatamente, registrando chiusure deboli e prive di una direzione univoca: Piazza Affari ha retto meglio grazie al traino del comparto energetico, mentre gli operatori restano in attesa di sviluppi chiari dai negoziati in Iran e dalle prossime trimestrali delle grandi tecnologiche americane, chiamate a offrire indicazioni sulla tenuta della crescita. Gli Emirati, dal canto loro, ribadiscono di voler continuare a svolgere un ruolo “responsabile e lungimirante” nonostante l’addio, promettendo aumenti graduali e coordinati con la domanda reale.




