Roma batte Milano per investimenti, i grandi eventi valgono 13 miliardi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Raffaele Ranucci, ad della Fondazione Musica per Roma, ha tracciato i contorni di una realtà consolidata, mentre illustrava la forza del Parco della Musica durante l’incontro “Roma città dei grandi eventi”. L’Auditorium, come ha precisato, fonda il suo successo su tre pilastri: l’attività continua tutto l’anno, la capacità di attrarre nomi internazionali – che a loro volta richiamano un pubblico globale – e l’estrema varietà dei generi proposti. Una formula, questa, che si traduce in un’offerta culturale di qualità e che si inserisce in un panorama più ampio, quello di una città che ha fatto dei grandi appuntamenti una vera e propria leva strategica per la sua crescita. Il sindaco Roberto Gualtieri, del resto, ha ribadito come tali eventi non rappresentino più un problema di ordine pubblico da gestire, ma una risorsa economica da sfruttare appieno, indicando nella musica uno dei nuovi motori dell’attrattività capitolina, settore che per gradimento ha ormai superato anche quello sportivo tra i cittadini.

I numeri senza precedenti dell’economia dell’evento

A portare i dati, definiti senza esitazioni «senza precedenti», è stato l’assessore Alessandro Onorato, che ha dipinto la fotografia di un’economia cittadina vivace, trainata proprio da concerti, manifestazioni sportive e sfilate. I numeri parlano di un volume d’affari complessivo che raggiunge i 13 miliardi di euro, cifra che permette a Roma di superare Milano per investimenti in questo specifico settore. Il 2025 ha registrato presenze record, con un flusso turistico non solo più consistente ma anche più stanziale, se si considera che la permanenza media dei visitatori supera ormai i quattro giorni. Tre romani su quattro, d’altronde, hanno partecipato ad almeno un grande evento nell’ultimo periodo, segno di un coinvolgimento che non riguarda solo i turisti ma anche chi la città la abita, in un circuito virtuoso che dalla bellezza e dallo spettacolo genera ricchezza diffusa.

La moda e il mecenatismo come modello virtuoso

Un capitolo a parte, in questo racconto di successo, è quello scritto dalla moda, che con Roma ha instaurato un rapporto di reciproco beneficio. Le sfilate in luoghi simbolo della città e i restauri di monumenti finanziati dalle grandi maison rappresentano un modello di mecenatismo moderno che fa scuola. «Penso che per gente che fa il mio mestiere e vive sotto la cappa del made in Italy, se non viene spontaneo sia comunque doveroso fare delle cose che tengano in ordine la reputazione del Paese», ha commentato in collegamento Diego Della Valle, presidente di Tod’s Spa, durante il focus in Campidoglio. Una dichiarazione che va oltre la semplice filantropia, configurandosi come un investimento consapevole sulla reputazione del brand e del territorio, in un intreccio dove l’immagine della capitale si rinnova attraverso la cura del suo patrimonio, finanziata da chi in quel patrimonio trova ispirazione e prestigio.

La qualità come attrattiva fondamentale

Il discorso di Ranucci ritorna, dunque, a essere centrale: l’attrattività, sia per le star internazionali che per il pubblico, nasce dalla ricerca costante della qualità. Una qualità che si declina in una programmazione audace e varia, capace di spaziare tra generi diversi senza mai perdere di vista l’obiettivo di offrire un’esperienza di valore. È questa, in fin dei conti, la linfa che alimenta l’intero sistema: la capacità di offrire contenuti di livello in spazi iconici, trasformando ogni concerto o sfilata in un momento unico, che giustifica il viaggio per chi viene da lontano e arricchisce la vita culturale di chi risiede in città. Una strategia che, evitando di concentrarsi su un unico tipo di evento, costruisce un palinsesto articolato e resiliente, in grado di intercettare interessi diversi e di resistere alle fluttuazioni del mercato, mantenendo vivo l’interesse sulla città lungo tutto l’arco dell’anno.

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